domenica 18 gennaio 2015

Van


  1. Comunicare vuol dire render comune, far partecipi gli altri di qualcosa. Divulgare è comunicare “tra” il pubblico ma non è volgarizzare, è tradurre, condurre attraverso: si bada al significato e lo si rende leggibile. È ammessa anche la traduzione letterale, quella prodotta seguendo passo per passo la costruzione analitica del testo da tradurre. C’è chi apprezza e chi no. 
  2. Il livello e la quantità delle conoscenze che riesci a trasmettere dipendono dalla tua capacità letteraria. Non produci letteratura se non hai le conoscenze necessarie (le grammatiche). Sembra scontato, non lo è. 
  3. Il testo è l’intreccio di segni, cioè lettere, simboli e immagini, e ha una componente acustica (per gli odori ci stiamo attrezzando). In un testo scientifico la parola è al servizio delle altre componenti. Il vocabolario è povero ma ogni singola parola ambisce ad assumere un significato non equivoco. Non è sempre possibile. 
  4. L’ho già scritto altrove: l'arte di raccontare la scienza comprende la capacità di saper gestire le approssimazioni. Uno scienziato, alle prese con un problema complesso e troppo vasto, butta via tutti gli orpelli e si concentra sul cuore della faccenda, approssima ed allo stesso tempo traccia i limiti di validità delle sue affermazioni. Approssimare è davvero un arte, è la mucca che diventa una sfera e sapere che, entro certi limiti, va bene così. Il compromesso non è solo inevitabile, è necessario per costruire la conoscenza. 
  5. Dicono che la letteratura sia l’arte di creare testi scritti che abbiano un valore estetico. L’estetica è soggettiva, è una sensazione e non la puoi misurare. Ci si può accordare ma non è una scienza. Gli scienziati hanno la loro estetica ma non è guidata da un imprecisata “bellezza”. Ogni singola formula, ogni singola rappresentazione grafica è “bella” se esprime il maggior numero di concetti, se fornisce il maggior numero di informazioni, col minor numero di simboli possibile e nello spazio più piccolo possibile. Nel secondo caso vale il principio di Feynman-Tufte: “una rappresentazione visuale di dati dovrebbe essere abbastanza semplice da stare sul portellone di un furgone”. 

Cose che ritenevo datate hanno ancora un loro perché (clic).

La foto è di Giorgio Chiarelli (che ringrazio).