venerdì 10 settembre 2010

qualcuno mi spieghi

Qualche giorno fa qualcuno si è chiesto cosa volesse dire l'immagine che allego:


Questa stessa pubblicità me la ritrovo oggi su Blogbabel. Vado a vedere e scopro questo:


"Chi è questo Paoletti?" mi chiedo e cerco su Google:


Mi preoccupo, ne voglio sapere di più. Questo aiuta:
Per ragioni professionali e di studio, qualche anno fa mi sono molto interessata all’ambiente New Age italiano. Tra i personaggi più simpatici c’era questo Paoletti, un furbacchione partenopeo molto charming, che andava in giro per l’Italia con un mantello rosso da guru e teneva conferenze sulla Quarta Via, l’intuizione filosofico-spirituale che sta dietro l’insegnamento di Gurdijeff.
Per partecipare ai corsi del Paoletti bisognava pagare, e fin qui niente di strano. Ma Paoletti aveva (ha?) questa scuola di insegnamenti occulti, ai quali venivano – lui diceva – ammessi solo quelli che potenzialmente possedevano qualcosa di particolare, un quid che avrebbe permesso loro di avviarsi lungo la strada di uno sviluppo spirituale superiore. Un quid che, naturalmente, solo lui, grazie ai suoi poteri paranormali, poteva scorgere. 
e allora capisco che la cosa potrebbe stare in questi termini:


Quello che non capisco è cosa abbia in mente Boncinelli .

giovedì 9 settembre 2010

Appelli

Ieri OggiScienza ha rilanciato un sondaggio della rivista "Science" attraverso il quale alcuni giovani scienziati si sono espressi riguardo alla quota di tempo che a loro parere si deve dedicare ad attività "non di ricerca" (prevalentemente attività di "divulgazione scientifica"). I risultati li trovate nel sito, niente che possa autorizzare un'analisi che abbia qualche significato, ma potete provare a rispondere anche voi. 
Sul termine "divulgazione" ho detto la mia in decine di occasioni, qui invece vi voglio segnalare l'intervento di Enrico Bernieri sul portale di (cattiva) scienza in TV, l'iniziativa "antibufala" che tanto successo sta avendo in queste ore (qui trovate il gruppo su feissbuc dove viene riportato in tempo reale tutto quello che accade e, una volta che vi trovate li, datemi una mano a sostenere Cosmo). Enrico scrive: "A parte casi sporadici e spontanei, manca nella nostra cultura e nella formazione dei nostri scienziati, questa educazione alla comunicazione, vista non come accessorio, ma come ingrediente essenziale. Una visione che avevano chiarissima, ben trecentoquarantotto anni fa, i fondatori della Royal Society – la prima società scientifica della storia, fondata a Londra nel 1662 e di cui Isaac Newton fu uno dei primi presidenti – che si proponevano di promuovere, e soprattutto comunicare la nuova scienza". Comunicare sperando di non divulgare mai più perché comunicare è dialogare con un pubblico consapevole e critico, con persone che hanno avuto la fortuna di essere educate da una Scuola che funziona. Il ricercatore non si può sostituire all'educatore. Il ricercatore, nella sua ansia di trovare risposte, comunica il suo mondo. Lo sforzo che deve fare è quello di comunicarlo bene non di reinventarsi la formazione scientifica dell'interlocutore. E' un problema che va ben oltre la Scienza.
Ieri, io e messer Popinga siamo stati intervistati da Fabio de Sicot (jolek) per Caccia al Fotone di RadioCitta'Fujiko (non sappiamo ancora se e quando andrà in onda questa cosa, io ho parlato a ruota libera e smentirò tutto quello che ho detto, anche se registrato) ed una delle domande che Fabio mi ha fatto è stata proprio questa: "Perché trasmissioni come Voyager hanno successo molto più di trasmissioni come SuperQuark?". Perché il terreno è fertile, porca miseria, le risposte sono misteriose, intriganti. Come gli oroscopi. Li leggono tutti gli oroscopi. A nessuno è richiesto di capire. Relax, niente fatica, cervello spento.
Il successo di (cattiva) scienza in TV è il suo giocare con ironia con queste robe e provare a costruire consapevolezza attraverso il gioco. Non basta però, è una consapevolezza effimera, se non si studia. E si studia, soprattutto, da giovani.
Basta, la smetto con questa cronaca mattutina, non prima però di segnalare anche io questa cosa orrenda che riguarda Città della Scienza di Napoli, il rischio che venga chiusa. Questo è l'appello per salvare il più grande museo scientifico d’Italia. Ma dove stiamo precipitando?

martedì 7 settembre 2010

I dati, la censura

da Bodegones
Uno dei post più letti di questo blog è questo qua ed è normale. E' normale che le persone coinvolte in qualcosa che temono cerchino di informarsi il più possibile. Chi vive in un Paese come l'Italia deve convivere con il terremoto. Chi vive in un Paese come l'Italia sa quello che (non) si è fatto per "mettere a norma" o costruire in maniera antisismica gli edifici. Chi vive in un Paese come l'Italia sa di essere circondato da una politica (con la  minuscola, of course)  che si occupa solo di se stessa, da Istituti di Ricerca che combattono per la propria sopravvivenza, da strutture educative che non insegnano (o insegnano male) la Scienza,  da comunicatori alla ricerca del facile scoop, da para-scienziati complottisti. Questo, il para-scienziato, il crackpot, chiamatelo come volete, per me è il minore dei mali. Perché se io vivessi in un Paese dove i Politici non sono quelli che sono, gli Istituti di Ricerca possono svolgere il loro lavoro nelle condizioni migliori, la Scuola è Scuola e non il disastro educativo in cui è precipitata, le strutture informative non asservite al potere di riferimento, io, dicevo, in questo Paese immaginario il para-scienziato lo troverei confinato nella sezione gossip dei quotidiani (in realtà in un Paese così non avremmo nemmeno la sezione gossip dei quotidiani). Boschi, tu stai sbagliando. Te lo dico con rispetto, te lo dice uno che risponde sempre e da tempo al Questionario Macrosismico dell'INGV, te lo dice uno che ritiene sconveniente il modo di fare di Giuliani. Boschi, bisogna fare i conti con i sentimenti della gente, aiutarla a capire, insegnare, spiegare. I numeri non sono tutto ma da questi non si può prescindere. Ma cosa te ne frega dei "profeti di sventura"? Fai il tuo lavoro e, casomai, incazzati perché non lo puoi fare al meglio. Boschi, ricorda in che Paese vivi, un Paese dove la Protezione Civile è diventata il biglietto da visita internazionale del Capo (con relative figuracce, ricorda la Clinton ed il terremoto di Haiti), un Paese dove la Scuola marcisce e la Ricerca non ha più un euro di finanziamento. Il Paese dove l'informazione è quella della TV a novanta gradi, quella di Vespa che omaggia le tette della Scrittrice e tutti li a sorridere, quella di Voyager. Boschi, non censurare i dati che di censure ne abbiamo già troppe.