domenica 9 novembre 2014

Twain, il tempo e la memoria.

"Happiness is a Swedish sunset - it is there for all, but most of us look the other way and lose it."
Samuel Clemens (Mark Twain), Notebook, 1899.

Sfogliando Cartographies of Time di Daniel Rosenberg e Antony Grafton (sto guadagnando dei soldini, riesco anche a permettermi l'acquisto di un libro ogni tanto) mi sono imbattuto in una vicenda che riguarda Mark Twain e le linee del tempo, quelle che tutti chiamate timeline. Le timeline, diagrammi in cui un certo numero di eventi vengono disposti in sequenza, ora che siamo circondati da strumenti “interattivi”, che scrivi una data, incolli un'immagine e ci pensan loro, son diventate roba alla moda e pare non se ne possa più fare a meno. Ai tempi di Twain erano ancora piccole opere d’ingegno e d’arte, un esercizio che produceva risultati che andavano ben al di là del loro contenuto informativo. 
Twain, malgrado la complessità della sua narrazione, aveva problemi di memoria o magari la narrazione era complessa perché ne perdeva il filo, non so. Se ne lamentava spesso, comunque, e dedicò gran parte del suo tempo e dei suoi denari alla ricerca di un rimedio. Denaro ne perse parecchio e pure tempo. Li aveva investiti entrambi in avventure impossibili: il progetto di una macchina da scrivere con caratteri fonetici che mai avrebbe emesso il primo vagito; l'acquisto di macchinari costosissimi come il Paige Compositor, che serviva a comporre e scomporre meccanicamente caratteri mobili, distrutto dalla concorrenza con la Linotype; l'ideazione e la commercializzazione di un gioco da tavolo (il Memory Builder) troppo complesso per i signori della buona società.

Nel 1899, coi segni che il tempo e gli eventi gli han lasciato, mentre si trova in Svezia alla ricerca di una cura per l’epilessia della figlia Jean, si dedica a un manoscritto dal titolo How To Make History Dates Stay (Come far rimanere impresse le date storiche) che viene pubblicato postumo nel 1914 sull'Harper's Monthly Magazine come How To Make History Dates Stick. Lo dedica ai bambini e a loro propone un metodo per memorizzare la successione dei sovrani inglesi. Si tratta di disegnare su piccoli fogli di carta colorati un’immagine per ogni sovrano, tante volte quanti sono gli anni del suo regno, lasciandosi guidare da un'analogia fonetica. I William sono così balene (whale), gli Henry sono polli (hen), gli Edward sono editor, i Richard, ovviamente, leoni e la fonetica non c'entra. I foglietti vanno appesi a un muro, uno appresso all'altro, cambiando direzione e colore a ogni nuova incoronazione. Ognuno però è libero di fare le sue scelte, di visualizzare e organizzare come gli pare: “The effort of inventing such things will not only help your memory, but will develop originality in art. See what it has done for me.


Per le figlie aveva già tracciato, nell'estate del 1883 e lungo i fabbricati della tenuta di Quarry farm, una History road, anche questa piena di re e di regni. L'estate americana era ancora spensierata, quella svedese piena di preoccupazioni. Twain lo potevate incontrare di sera, sulle rive del Vättern, a guardare il tramonto: ”America? Italy? the tropics? They have no notion of what a sunset ought to be. And this one--this unspeakable wonder! It discounts all the rest. It brings the tears, it is so unutterably beautiful.” 

P.S.: Il primo Novembre son stato al Festival della Scienza di Genova a parlare di immagini e scienza con Riccardo Falcinelli e Valentina Manchia. Ho raccolto un po' di appunti e quelli che riuscirò a riordinare li metterò qua. La mia solita falsa promessa, peraltro.