venerdì 30 ottobre 2009

Come valutare i docenti?


E' possibile valutare in maniera oggettiva la qualità della didattica universitaria? Con quali strumenti? Con quali conseguenze?
Il già famoso ddl Gelmini per la riforma dell'Università pubblica rilancia la valutazione delle attività didattiche con criteri e parametri che ancora devono essere definiti. Le Università italiane già da qualche anno promuovono indagini conoscitive, gestite dai Nuclei di Valutazione, attraverso la somministrazione agli studenti di questionari per la valutazione dei singoli corsi di insegnamento. I dati vengono poi elaborati da un Ufficio Statistico e trasmessi alle Facoltà che decidono cosa farne.
Questa pratica io l'ho vissuta da quando, a spizzichi e bocconi, ho cominciato ad insegnare come professore a contratto (mai gratis, però, ci tengo a precisarlo).  Uno dei questionari in questione lo trovate qui ed è una tipica e stringata indagine sull'organizzazione e la qualità della didattica. L'altro è una scheda di "Commenti Personali" dove, in maniera anonima, ognuno è libero di scrivere tutto quello che gli passa per la testa e che è destinato solo al Docente. Conservo ancora le famigerate buste con i giudizi dei miei studenti ...
Non ho mai capito l'efficacia reale di questa operazione. Da un lato ci sono gli studenti, solleticati dalla possibilità di incidere sulla qualità del processo formativo ma de-responsabilizzati rispetto ad azioni più incisive e dirette, lavandosi l'anima con quattro crocette su un foglio, dall'altro c'è il docente che insegna ma sopratutto esamina. Ora, al di la del solito delirio statistico dell'accumulare ed interpretare dati su dati da consegnare ai posteri con un bel convegno annuale sullo stato dell'Università, come incidono queste pratiche sulla vita degli studenti? Davvero i docenti calibrano la propria attività alla luce dei risultati di queste indagini? Chi è davvero in grado di entrare nel merito del lavoro di un Docente e dirgli eventualmente di cambiare aria?
Nella mia carriera di studente ho vissuto due casi estremi. Il primo, un esercitatore di un corso del primo anno che dopo la prima lezione sparì, motivando il fatto con problemi di salute, per scoprire poi che era impegnato in altre faccende accademiche. Protestammo con vigore e fu sollevata dall'incarico. Il secondo, un docente che al terzo anno si presentò imponendoci con poca grazia l'insegnamento di contenuti astrusi e completamente alieni alle finalità del corso che gli era stato assegnato. Alla terza lezione, appena cominciò a parlare, ci alzammo tutti (meno due ragazzine timorate di dio) e lo lasciammo beato a cuocere nel suo brodo. Denunciata la cosa al consiglio di Corso di Laurea (ero rappresentante degli studenti) venne pubblicamente rimproverato e non mise più piede in un corso di Fisica. In tutti e due i casi fu determinante l'atteggiamento deciso degli studenti e la predisposizione all'ascolto (ed all'azione) della classe docente. Non so se ora, a distanza di vent'anni, studenti e docenti siano ancora gli stessi. Pensate forse che in tutti questi anni io, ed altri come me, non abbia ricevuto le confidenze degli studenti su come vanno le cose? Su chi è considerato veramente bravo e chi no? E quando ho posto un problema a qualche mio collega (di ruolo) come pensate che abbia reagito?
Quella che noto è rassegnazione. I questionari sono vissuti come una pratica di routine ma inefficace e nessuno si permette più nulla, tutti impegnati a gestire il proprio percorso nella babele del 3+2.
Ho un suggerimeto per i valutatori: se proprio volete sapere come vanno le cose, aprite un account su FaceBook, leggete i messaggi sui Forum, scorrete i post sui blog degli studenti. Altro che questionari, in questi luoghi, nella terra di mezzo, troverete la verità. 

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2 commenti:

Annarita ha detto...

Ciao, Peppe. Vengo dal blog di Popinga, incuriosita dai tuoi commenti. Ho letto nel tuo profilo che sei un fisico...lo sono anch'io, e insegno matematica e scienze nelle medie.

Tornerò a leggere con calma i tuoi post. Questo della valutazione degli insegnanti è un tema delicato.

Tornerò a commentarlo.

A presto!
annarita

peppe ha detto...

Scusami per il ritardo con il quale pubblico il tuo commento ma ero in giro tra "magare" e caldarroste nel borgo dove vivo. Tornando a questioni meno (più?) prosaiche, il problema della valutazione degli insegnanti (e tutte le altre faccende collegate) non può certo essere analizzato a fondo in un blog come il mio che è sovente uno sfogo ciarliero. In ogni caso mi fa molto piacere ricevere il tuo contributo e, visto che ci siamo, inserisco il tuo ottimo e utile sito a destra tra quelli che leggo.
A presto.

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