Schrödinger, Holmes, Spallanzani ed un gatto
Immaginate di scuotere un bicchiere (non trasparente, mi raccomando) che contiene un paio di dadi e poi di capovolgerlo a testa in giù su un tavolo. Voi non vedete i dadi ma quando avranno smesso di muoversi avrete la cognizione che i valori delle loro facce sono stati decisi una volta per tutte. Questi valori sono casuali ma nel momento in cui tutto è in quiete, sono quelli che sono e nient’altro che quelli. Se ora alzate il bicchiere per visualizzare il risultato, siste sicuri che quella che vedete è proprio la situazione che era nascosta all’interno prima di osservarla. Un “dado quantistico”, maledetto, si comporta diversamente: fino a quando non li avrete osservati, i valori dei dadi quantistici non sono definiti! Non solo, il risultato dipenderà anche da come deciderete di guardarli, uno dopo l’altro o tutti e due assieme: il risultato della misura dipende dal “contesto”. Il processo di misura “classico” è invece non-contestuale: i risultati delle misurazioni non dipendono dall'atto e dalle proprietà specifiche del processo di misura stesso.
Il gioco dei dadi è ovviamente un “paradosso” perché non esistono “dadi quantistici” macroscopici così come un paradosso è quello del gatto di Schrödinger (o della Mucca quella che si nutre dell’erba di Pauli) che per vivere o morire o sperimentare le due situazioni al contempo (?) ha bisogno sempre e comunque di una sorgente probabilistica di eventi (il decadimento radioattivo dell’atomo).
Il contesto, la circostanza, il caso, l’occasione, il paradosso. Parole buone per uno scrittore. Ed un grande scrittore non più vivente, vivente o forse tutte e due le cose, è stato (o forse no o tutte e due?) Elia Spallanzani (1920-1997) sulla cui biografia Popinga ha scritto il suo solito eccellente post. L’ “Interpretazione quantistica del delitto della camera chiusa” è un inedito dove si cerca di conciliare la meccanica quantistica con un tema ricorrente della narrativa poliziesca. Il lavoro è sorpendente, arguto come sempre. Spallanzani si domanda: “Come realizzare un delitto della camera chiusa senza ricadere nelle formule già sperimentate, o meglio ancora riutilizzandole in una chiave diversa?“ la risposta è la teoria dei quanti ed il paradosso del gatto di Schrödinger: “gatto nella scatola, camera chiusa”.
Non riporto qui le due storielle costruite da Spallanzani (ho chiesto il permesso di farlo ma non è ancora pervenuto e non so se accadrà o forse si o tutte e due) ma vi invito a leggere tutto l’inedito. I protagonisti sono Schrödinger, Sherlock Holmes ed il grande, geniale, quantistico, Elia.




10 commenti:
Questo post, torno a leggermelo con calma perché merita molto. Per il momento: complimenti!;)
Be very careful
Delizioso, arguto, intelligente, divertente. Con immenso piacere scopro che condividi la mia passione per Spallanzani, vero maestro da riscoprire.
Me lo hai fatto scoprire tu o forse no o tutte e due :-)
Bellissimo e molto stimolante, come al solito, ma dove le trovo le due "storielle" quantistico-poliziesche dello Spallanzani? (A proposito, era discendente del famoso Lazzaro?)
Popinga ci ricorda che in "Raccontalo alla cenere" Elia afferma di essere un discendente di Lazzaro Spallanzani ma è noto che per Spallanzani “il vero e il falso sono ancora la stessa identica cosa”. Le storielle, qui: http://xoomer.virgilio.it/tommybern/interpretazionequant.rtf
Siamo lieti che questo piccolo classico dello Spallanza ti sia piaciuto e speriamo prima o poi di chiarire alcuni dei suoi punti oscuri (come ad esempio il riferimento ad un altro delitto della camera chiusa scritto da un certo Umberto).
Di questa vicenda
a dir poco tremenda
lessi di sbieco
mi giunse l'eco.
Umberto non si offenda!
Un limerick! Peppe scrive limerick! Suonino le campane, gli augelli cinguettino a festa, lo zefiro sereno spazzi le nubi fosche dell'inverno! Alleluja!
Maestro, è colpa Sua :-)
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