sabato 5 giugno 2010

Missioni all'estero

Ci si organizza.

Per effetto del Dlgs  n. 78 del 31/5/2010, a partire dal 1 giugno 2010, non è più possibile garantire il regolare svolgimento delle missioni all'estero dei ricercatori nell'ambito dei progetti di ricerca internazionali. Non solo le spese di missione all'estero sono state fortemente ridotte, ma il trattamento di missione non sarà più la diaria, sostituita da un rimborso spese a piè di lista (rileggetevi quello che ha scritto Tommaso Dorigo e che ho riportato in Italiano qui).
Dunque, per cominciare, c'è chi ha pensato di inviare al Presidente INFN ed al Governo Italiano una Dichiarazione di indisponibilità alle missioni estere che recita così:

Egregio Presidente dell'INFN, 
le comunichiamo che a causa dei recenti tagli che colpiscono l'intero comparto della ricerca, e che non consentono il regolare svolgimento delle missioni all'estero nell'ambito dei progetti internazionali cui l'INFN lavora da anni, a malincuore dichiariamo la nostra indisponibilita' a partecipare a missioni all'estero fino a quando la manovra finanziaria non verra' emendata. 
La invitiamo pertanto a farsi portavoce di questa decisione e del profondo disagio di dipendenti e associati dell'INFN in tutte le sedi opportune, a partire dal ministero del Tesoro e dal MIUR.
E' una petizione che può essere firmata da tutti i ricercatori INFN che lo desiderano e si trova in questa pagina.

L'altra iniziativa ha un altro tono ma è altrettanto efficace. Tutti noi che abbiamo fatto missioni sul territorio nazionale abbiamo sperimentato la follia del rimborso a piè di lista ed il nostro esimio prof. Sentimento Cuorcontento ne approfitta per fornirci uno strumento di difesa: una dichiarazione in 7 lingue da scaricare, stampare ed utilizzare alla bisogna. In inglese recita così:
Vedrete, sarà utile: buona fortuna!

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4 commenti:

Popinga ha detto...

"Scoppiava finamente la rivolta, oppure in qualche modo m'ero rotto" (F. Guccini, Eskimo).

peppe ha detto...

la seconda che hai detto ;-)

Simona ha detto...

Quello che è triste è che la rivolta scoppi adesso. Triste davvero. Prima, invece, si "ululava" dal caldo dei propri studi/scrivanie.

peppe ha detto...

Non tutti in verità. Le critiche, anche severe, sul riguardo che ha la politica nei confronti della ricerca scientifica in Italia non sono mai mancate così come molte azioni concrete. Il mondo della ricerca, senza fare distizioni tra precari e di ruolo, sono anni che urla inascoltato. Il problema vero è però che quando le risorse mancano (o meglio: le fanno mancare) a pagare più di tutti (e lo si vede proprio in questi giorni) sono i precari.

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