venerdì 25 marzo 2011

Settantatrè

Questo post comincia da una stazione alla periferia sud di Milano, scritto su un foglio di carta che non mi serve più. Sono le otto e trenta e fa caldo che pare di essere a Palermo in Maggio. Aspetto il treno che mi porterà in centro dove prenderò il bus per l'aeroporto. E' sempre lo stesso bus, con lo stesso numero di tanti anni fa, uguale il numero, uguali le mie sensazioni. Non è cambiato nulla. I milanesi continuano ad andar di fretta ed a leggere libri in metropolitana ma il suono non è più solo quello fastidioso dei freni della vettura ma soprattutto quello che sfugge dalle cuffiette dell'iphone. E' pieno di iphone a Milano, gli italiani ascoltano musica e cazzeggiano con feissbuc, gli stranieri parlano a voce alta con chissà chi, una babele di lingue stipata sottoterra. Ho camminato, parlato e ascoltato molto in questi giorni, ho incontrato bella gente, ancora migliore di quello che immaginavo e così ringrazio il web che queste cose favorisce, che ti permette di scegliere e di essere scelto e poi che vada come deve andare. Quello che questi due giorni hanno lasciato nella mia testa lo scoprirete col tempo quando il tempo mi regalerà la possibilità di capirlo.

3 commenti:

Popinga ha detto...

I milanesi non sono capaci di fare il risotto giallo. Il crollo di un mito.

neuromancer ha detto...

Una bella birra fresca... aspettando storie pazzesche sulle scienze .

Gianluigi Filippelli ha detto...

Ci sono due 73, però. Uno è griffato X, un modo per sintetizzare eXpress, così che l'utente sappia: questo ci mette ancora meno. Non fa fermate intermedie.

E poi, riguardo l'andar di fretta: da quando sono a Milano, al contrario, ho iniziato a rallentare, anzi a capire l'essenza del vivere lenti e calmi. Faccio un esempio: sono a metà scala; arriva il treno della metro; gli altri si precipitano a prendere il treno; io non cambio il mio ritmo e mi lascio superare; gli altri entrano nel treno; io entro perfettamente in tempo nel treno!
Credo di aver acquisito un senso del tempo che mi era sconosciuto qui a Milano!

Però i milanesi (intendendo anche gli stranieri) hanno un difetto comune a molti: sono troppo italiani! Continuo, anche qui, a sentirmi svizzero, e forse dovrei chiedermi se non sono io quello sbagliato...