venerdì 9 dicembre 2011

Il vettore 2.0

Oggi pomeriggio mi presenterò all'incontro periodico con i docenti della scuola che frequenta mio figlio e lo farò in punta di piedi, ascolterò, registrerò e con lo stesso spirito tornerò a casa. La scuola secondaria di primo grado è un mondo a parte, per come è organizzata e perché l'età degli studenti è quella più delicata di tutto il ciclo dell'istruzione. Io lo so anche per esperienza diretta, ho faticato molto a tener desti questi ragazzini, molto più dei bimbi della primaria o dei ragazzi della secondaria di secondo grado. Capite dunque che ho molto rispetto per chi fa questo lavoro e mai mi permetterei di sindacarne le scelte didattiche anche nel caso in cui non ne fossi pienamente convinto.
Proprio pensando a questo appuntamento mi son tornate in testa tutte le discussioni e le analisi sulla scuola, sul suo declino, tutte le millemila questioni che per esempio lo Scorfano affronta quotidianamente sul suo blog e mi ha raggiunto un pensiero banale, uno dei miei soliti, ho capito una volta di più che la scuola non funziona da quando, una volta che il livello medio di istruzione del Paese si è sollevato, chi ha beneficiato dei suoi servizi ha cominciato a sentirsi più professore dei professori, nel pieno diritto di assumere un atteggiamento di sufficienza che a volte è scivolato nel disprezzo. Non è per nulla scontata questa cosa, in una società sana e matura il controllo si esercita con la partecipazione e la collaborazione. Da noi no, da noi tutti son meglio di tutti gli altri e così la scuola si popola di ragazzi disattenti e arroganti.
Le conosco bene tutte le altre faccende che agitano questo mondo, non ne voglio fare l'elenco, non voglio però neanche cominciare la solita filippica sulla Gelmini e sulle politiche del precedente governo. Parliamo del nuovo governo invece e del nuovo Ministro il quale oggi su La Stampa afferma "Dobbiamo chiederci se la scuola in cui uno spiega e gli altri ascoltano abbia ancora ragione d'essere" oppure "Se superiamo il meccanismo delle lezioni frontali e il concetto dei laboratori, trasformando tutta la scuola in un vettore 2.0, allora trenta studenti possono persino essere pochi". Ecco, quando uno mette in una frase il "2.0" per me ha chiuso, non riesco più a prenderlo sul serio. Sono sempre più preoccupato, per mio figlio, per me, per voi.

7 commenti:

Gianluigi Filippelli ha detto...

Di principio si potrebbe essere anche d'accordo con la prima frase del ministro dell'istruzione, ma che c'entra il 2.0? Se imposti il lavoro con lezioni frontali in classe, lo farai anche con il 2.0. Anzi: con il 2.0 è molto più facile che gli studenti insufficienti restino insufficienti!
Riguardo i ragazzi "disattenti e arroganti": quello secondo me è un problema un po' più complesso di come lo descrivi. In questi pochi anni di insegnamento ho avuto la palpabile sensazione che la maggior parte dei genitori si sentano impotenti e inadatti di fronte ai propri stessi figli. E questo, secondo me, nel computo finale, pesa e rischia di pesare anche nel futuro.

LGO ha detto...

Ma che roba è un vettore 2.0?

peppe ha detto...

un mezzo di trasporto, un razzo che ci porta nel glorioso futuro con l'aiuto delle nuove (?) tecnologie

peppe ha detto...

@gianluigi, non lo so, può essere che alcuni genitori "si sentano impotenti e inadatti di fronte ai propri stessi figli", può anche essere che molti semplicemente se ne freghino, se non nelle intenzioni, almeno nei fatti.

lucia ha detto...

ecco, io l'avevo detto: finirà che ci fanno fare dei dvd in power point e li faremo vedere ai ragazzi in aula magna...

Anonimo ha detto...

Dopo "2.0" ci mancherà "a 365 gradi" (366 negli anni bisestili) e la fine del mondo sarà vicina.
ilcomizietto.sarcastico

Anonimo ha detto...

Che poi, già è difficile fare star zitti gli studenti universitari, figurarsi 30 bambini delle medie o 30 bambinoni delle superiori. Da quando in qua, quando il prof parla, in 30 lo seguono???

IpaziaS