giovedì 8 dicembre 2011

Lo dico e non lo dico

Alcune veloci considerazioni sui rumors, sulle chiacchiere che precedono l'annuncio di una (eventuale) scoperta scientifica. Le devo fare perché stamane ne ha parlato Marco pubblicamente e proprio ieri io ne ho riportato qualcuna sull'higgs. Non che io tema la polemica ma di polemica non si tratta, lo so a chi si riferisce Marco quando dice "La cosa ha generato parecchio rumore sulla rete, grazie soprattutto a un paio di pettegolezzi relativi ai presunti risultati, che in particolare alcuni blog specializzati in rumors non hanno esitato a riportare, discutere, amplificare", lo sappiamo tutti o lo possiamo facilmente scoprire con una ricerchina su Google. Dice pure: "non si fa scienza sui "si dice" e sui "forse", è già abbastanza complicato farla sui fatti." e su questo non ci piove però attenzione, nessuno fa scienza su un blog, azzardo che su un blog non si fa nemmeno informazione, un blog è il vestitino che ognuno di noi indossa ogni tanto per i motivi più vari e quella di blogger non è una professione. Aggiungo che sarebbe imbarazzante leggere sul blog di un dipendente del CERN, o di un qualsiasi altro laboratorio di ricerca, un "si dice" ben sapendo che quel "si dice" è stato veramente detto, è quasi come se un dipendente di un tribunale anticipasse al pubblico una sentenza e insomma cercatevi il paragone che più vi aggrada. Attenzione però, non si tratta di etica personale (o "scientifica") ma di "dovere professionale". Capisco il fastidio che prova in queste occasioni chi lavora in queste grandi collaborazioni ma una cosa bisogna ben tenerla in mente: c'è gente che informa, e lo fa per lavoro, che non è tenuta a mantenere nessun segreto e se ottiene una dritta ha tutto il diritto di pubblicarla, una volta che ha compiuto tutte le verifiche del caso. Il problema è piuttosto come lo fa, come lo scrive e tutte quelle cose che fanno parte del lavoro di chi informa. In mezzo stanno le persone dotate di blog e ognuno si regola con la propria sensibilità. Io, per esempio, riferisco cose già scritte da altri e le uso per spiegare la fisica ma se rivelassi cose che ho saputo solo io nessuno si potrebbe/dovrebbe lamentare, solo infastidire un po'. Volete sapere se sull'higgs mi hanno riferito cose che tengo per me? No, non ve lo dico!

P.S. Ho scritto le mie considerazioni di oggi un po' così, alla buona, perché son stanco e tengo famiglia. Se volete commentare polemicamente vi prego dunque di non attaccarvi alle virgole.

7 commenti:

Marco ha detto...

Naturalmente non volevo fare polemica, né con te né con altri. È che in queste occasioni mi viene sempre fa chiedermi "a chi giova?" tutto questo correre per arrivare prima, per saperne un dito di più, per raccogliere più click degli altri. All'ego dei blogger? Certamente, non nascondiamoci dietro un dito. Agli introiti di chi pubblica? Sicuramente anche. Diamo dunque pure per scontata la correttezza professionale degli addetti ai lavori, e chiediamoci piuttosto quale sia l'etica professionale di chi invece fa (in un modo o nell'altro) i giornalista, il comunicatore. Vogliamo parlare dei titoli di Focus? :-)

In sostanza, il mio non è fastidio, è al limite preoccupazione. Non condivido quello che dici quando scrivi "azzardo che su un blog non si fa nemmeno informazione", perché almeno la seconda parte della frase oggi non regge veramente più. Io ho cominciato a scrivere Borborigmi per raccontare alla mamma come me la cavavo all'estero, ma oggi, blog privato o meno, soldi o non soldi, ho un'audience tale da avere (sempre che voglia assumermela) una responsabilità educativa persino politica (nel senso che decide di contribuire alla formazione di un pubblico di non specialisti è una scelta politica) quando scrivo. Fare finta di niente sarebbe ipocrita.

peppe ha detto...

A chi giova era implicito in quello che ho scritto ed è come dici tu però insisto su una cosa, bisogna capire chi è il "blogger", se è scienziato, giornalista o nullafacente e poi parlare di etica professionale. I titoli di Focus, come tutti i titoli dei giornali di "popular science", son un po' gridati, come del resto i titoli de La Repubblica o di una rivista di informatica. La tua sensibilità di ricercatore ne soffre particolarmente, lo capisco benissimo, però lo sforzo di andare oltre lo "specchietto per le allodole" andrebbe fatto.
Su Borborigmi si fa informazione (ed approfondimento) di qualità, è una scelta tua e solo tua (e noi la apprezziamo tantissimo e lo sai) ma non generalizzerei. Io sono stato effettivamente un po' tranchant, forse irrispettoso, ma certe responsabilità sul mio blog personale non me le assumo, mi sento uno dei tanti e neanche particolarmente dotato, butto in rete quello che penso e aspetto di discuterne con qualcuno. Capita raramente ma quando capita ne guadagno sempre qualcosa.

peppe ha detto...

ah si, una cosa la volevo aggiungere ancora e cioè che col blog su Focus la responsabilità la sento e tanta che non mi pare di avere un blog.

Marco ha detto...

Appunto, vedi? Quello su Focus è un blog, ma di colpo ti senti responsabile. La realtà è che è la visibilità a fare la differenza, non il mezzo.

Detto questo, ovviamente ognuno fa quello che gli pare, e non pretendo certamente di suggerire lo stile che io ho scelto per me e per lo spaziato che gestisco ad altri. Ma siccome la domanda sul senso e lo scopo di tutto questo scrivere di scienza continuo (continuiamo?) a farcela ormai da anni, penso che sia lecito riproporre di continuo la questione.

P.S. Come se non bastasse, c'è anche il fatto tu sei un fisico di formazione, ergo hai comunque una borsa di strumenti per filtrare i rumors che la maggior parte delle persone non hanno. Anche sapere fare lo sforzo di leggere quello che scriviamo non con i nostri occhi ma con quelli di chi di mestiere fa tutt'altro mi sembra necessario. Altrimenti rischia di passare solo il messaggio di scienza come progresso certo e duraturo che si fa in un pomeriggio, e che si può capisce semplicemente leggendo Focus :-)

peppe ha detto...

Aspetta, non è per la visibilità ma perché sento di dover rispondere di quello che dico a chi mi ha affidato questo compito, è una questione di fiducia e correttezza. Così come è per fiducia e correttezza verso chi mi fa una confidenza che non la pubblicizzo. Guarda Marco, il tuo caso è davvero particolare, perché la gente in Italia vive il tuo blog come quello del CERN, non lo hai voluto tu, ma di fatto è così. Lo stesso per quello di Amedeo che, ogni volta che succede una roba cosmologica, tutti a chiedersi cosa ne dirà. I vostri non sono blog ordinari perché siete voi che non siete ordinari ;)

Nico Pitrelli ha detto...

A me sembra che ci siano due aspetti importanti sollevati da questa discussione riguardo alla comunicazione della scienza.
Il primo è il ruolo dei blog. Al di là di quello che uno ne pensa, sta di fatto che con i media digitali, discussioni che prima avvenivano all'interno della specifica comunità disciplinare ed erano regolate soprattutto dalla peer-review oggi si svolgono in ambiti e contesti più allargati, che non vuol dire necessariamente "pubblici", nel senso di audience generiche . Gli esiti sono contrastanti, le motivazioni varie e articolate, ma spesso si possono sintetizzare nel tentativo di risolvere conflitti che non trovano sfogo all'interno della comunità scientifica d'appartenenza cercando alleati, visibilità e credibilità altrove (è quello che i sociologi chiamano comunicazione finalizzata alla negoziazione del confine).
Il secondo aspetto imteressante è il ruolo del Cern, che come molte istituzioni scientifiche sembra sempre di più soggetto al cosiddetto fenomeno della "medializzazione". Tra annunci, anticipazioni, ritrattazioni, comunicati stampa che preannunciano qualcosa che forse arriverà ma non siamo ancora sicuri che ci sia (vedi anche il caso dei neutrini superluminali), si ha l'impressione di trovarsi all'interno di una fiction costruita nel rispetto delle logiche dei media e non del processo di validazione di una misura o, addirittura, di una scoperta scientifica. Senza voler stabilire se è giusto o sbagliato a me sembra proprio che la questione del bosone di Higgs stia diventando una vera e propria saga mediale. Con questo non voglio assolutamente mettere in discussione la serietà e l'eccellenza straordinaria con cui si fa ricerca al Cern, ma solo sottolineare alcune delle dinamiche comunicative nelle quali, più o meno consapevolmente, sono coinvolti gli scienziati contemporanei.

peppe ha detto...

@Nico, perdona il ritardo nella pubblicazione del commento ma era stranamente finito nello spam. Quello che mi viene da aggiungere al tuo commento è che ora, un normale seminario di presentazione dei risultati parziali di un esperimento, convocato non importa per quali ragioni, diventa un caso internazionale perché sono esplosi gli strumenti di comunicazione. C'è poco da fare, solo prenderne atto e stare più attenti. Se il risultato raggiunto fosse stato incontrovertibile, in questo caso ed in quello dei neutrini, probabilmente non ci sarebbe stato tutto questo nervosismo, lo stesso se l'intento fosse stato solo quello di mettere al corrente tutta la comunità su come procedono i lavori. Evidentemente i problemi che creano questa agitazione, se ci sono, sono a Ginevra.