lunedì 31 gennaio 2011

Deliri in salsa bolognese

Sto preparando un post serio, di quelli che vanno su Research Blogging, ma questa storia della Fusione Fredda in salsa bolognese mi molesta da tutte le parti. Mi ero ripromesso di non parlarne perché non si può parlare di quello che non si conosce anzi, di quello che NON vogliono farti conoscere*. Voglio solo dire questo: che per le modalità con le quali è stato mostrato e raccontato l'esperimento, per lo strano passato di alcune delle persone coinvolte, questa storia ha tutta l'aria di essere una cazzata in grande stile. Dico pure che questi signori hanno avuto fin troppa pubblicità che è servita solo a risvegliare tutto il sottobosco dei personaggi che delirano di complotti ed amenità varie. Qui il complotto è quello di chi fa il prestigiatore con una scatola chiusa e pretende fiducia. Non è mica la prima volta che accade. Io me lo ricordo bene Martin Fleischmann quando raccontava la storiella di un aereo misteriosamente perso, di una inaspettata telefonata notturna di Teller, della fuga dagli Stati Uniti, dell'annuncio fatto per salvarsi la pelle. Me lo ricordo Giuliano Preparata gridare al complotto prima dell'Accademia e poi dell'Industria privata Italiana e poi dei Centri di Ricerca, ogni volta che l'Accademia e poi l'Industria e poi i Centri di Ricerca chiedevano il conto. Ma Fleischmann e Preparata sono stati scienziati autorevoli che possono aver preso delle cantonate, che hanno sicuramente sofferto dell'isolamento che ne è seguito ma che agivano comunque (annunci a parte, ma lo fa anche la NASA) nell'ambito delle regole che la Comunità scientifica si è data. In quest'ultimo caso siamo al delirio assoluto e la cosa che più di tutte mi stupisce è come un Dipartimento di Fisica possa aver ospitato una sagra del genere. La dimostrazione è avvenuta in " in un capannone alla periferia di Bologna" alla presenza di "alcuni fisici dell'Università e dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare" (rettifica dovuta, mal di pancia che resta).

*Chi ne vuole sapere qualcosa può provare a farsi un'idea leggendo questa analisi fatta a caldo e poi qua (soprattutto i commenti) e qua.  

domenica 30 gennaio 2011

Carnevali della Fisica

Oggi Aldo Gagliano pubblica il suo Carnevale della Fisica, il quindicesimo, su TvSpace. Il tema è “Come sta cambiando la comunicazione della scienza?”, perfetto per le cose che ho scritto questo mese. Poi mi sono accorto di aver dimenticato di segnalare il precedente carnevale. Me ne scuso con Palmiro Poltronieri e lo faccio ora, lo trovate qui su knedliky.
Io, nel frattempo, latito. Leggo robe, scrivo. Avrei voglia di cambiare radicalmente i contenuti del blog, poi mi pento. Devo ancora decidere cosa fare da grande.

giovedì 27 gennaio 2011

Avventurieri di grande stile

L'Archivio Storico de La Stampa riserva sempre curiose sorprese. Oggi è il giorno della memoria* e stavo rovistando tra i vecchi numeri del periodo fascista alla ricerca dei deliri dell'epoca. Il numero del 24 Novembre del 1931 mi da subito soddisfazione perché, a pagina 3, trovo un articolo dal titolo "Come vive Einstein" che è un incredibile ritratto del Fisico tedesco, "modesto", "sereno", "che ama la vita ed i piaceri della vita". Una frase mi colpisce subito: "Poco dopo la guerra Einstein, come tanti altri ebrei eminenti della Germania, è stato fatto oggetto di attacchi violenti da parte dei monarchici più impenitenti. Si dubitava allora per la sua vita ed un invito gli venne allora dall'America (...). Egli si preparava a partire, quando i nazionalisti, accorgendosi che il prestigio germanico sarebbe stato singolarmente colpito (...) cessarono i loro attacchi." I complimenti allo "scienziato che trova nella musica l'armonia interna favorevole al dono di divinazione che egli possiede al sommo grado" servono a descrivere un uomo che con il suo esempio insegna che "esigere dal pubblico maggiore docilità che spontaneità è un errore funesto che ha per conseguenza la sottomissione cieca e servile a dei capi. Tale è la ragione di successo di avventurieri di grande stile, come, per esempio Hitler."
Siamo nel '31, un anno cruciale, l'anno del fallimento di molte banche Europee dovuto alla sospensione dei pagamenti delle riparazioni di guerra previste dal Piano Young da parte della Creditanstalt di Vienna, una delle banche più grandi d'Europa (e ricordate che nel 1929 c'era stato il crash di Wall Street). L'articolista commenta: "Per un uomo tanto stimato in America come Einstein bisogna avere molto coraggio per dichiarare: «Io non troverei per altro immorale una coalizione dei Paesi Europei per rifiutare i pagamenti dei debiti di guerra agli Stati Uniti»." La Repubblica di Weimar sarebbe presto crollata sotto i colpi di una crisi economica spaventosa, nel 1933 Hitler sarebbe salito al potere mentre, nello stesso anno Einstein, ospite all'Università di Princeton, era al riparo dalla "Legge della Restaurazione del servizio Civile" e dai suoi colleghi "di grande stile" che cominciavano a parlare di "fisica ebraica". Cinque anni più tardi, nel 1938, sarebbero state promulgate in Italia le prime leggi razziali.

*chi ne sa più di me mi ha detto che la "Giornata del ricordo dell'Olocausto", o Yom HaShoah, per gli ebrei esiste da sessantadue anni e ricorre il 27esimo giorno del settimo mese del calendario ebraico; per noi, nel 2011, il primo maggio.

martedì 25 gennaio 2011

Aerei di carta

Io ogni tanto insegno Fisica nelle scuole. L'ho sempre fatto con i docenti, quest'anno per la prima volta con gli studenti. Ci si incontra in orari strani, al sabato mattina o al pomeriggio e si sta insieme tre o quattro ore. Non è semplice tenere a bada i dodicenni per quattro ore, i maschi sono ancora dei fessi, si divertono solo se possono farsi male, prendono in giro le femmine che sono più sveglie, che cominciano a farsi furbe, a cambiare, che hanno i loro problemi. Comincio sempre a raccontare qualcosa prima di portarli in laboratorio. Sopportano ma uno di loro, che mi si siede sempre vicino, ad intervalli regolari mi guarda fisso negli occhi, sorride e dice: "Quando andiamo in Laboratorio? Quando andiamo in Laboratorio?". Io vorrei terminare ma non riesco mai, quella cantilena è ipnotica, non le resisto, mi obbliga ad obbedire. Obbedisco. 
Il Laboratorio è uno stanzone freddo, il soffitto è altissimo. Ne sistemo quattro per ogni tavolo, trovano sempre il modo per farsi rimproverare e prego sempre che non accada nulla, che non si versino l'acqua sulla testa, che non rompano qualcosa. Si divertono ma non si controllano, si sfidano, fanno tutto in fretta e poi pensano agli affari loro. A metà lezione ci si ferma per la colazione. Il momento più critico è quando questa termina 'che hanno energie da spendere e non li tiene più nessuno. 
L'ultima volta che ci siamo incontrati li ho lasciati un attimo da soli ed è stata la volta che mi sono davvero incazzato. Rientrato in aula trovo uno di loro, circondato da tutti gli altri, impegnato a piegare un foglio in un disperato tentativo di costruire un areo di carta. Niente, non ci riusciva e gli altri non ci provavano neanche. Non ce l'ho fatta più. Mi son fatto consegnare il foglio, li ho obbligati a mettersi tutti di fronte a me in silenzio e glielo fatto vedere io come diavolo si costruisce un areo di carta, un bellissimo aereo, perfettamente equilibrato che plana leggero sulle loro teste. L'hanno rifatto tutti ed è cominciata la battaglia. Uno è ancora incastrato nel lampadario.

venerdì 21 gennaio 2011

I costi dell'open access

Per quale motivo un ricercatore dovrebbe scegliere di pubblicare su una rivista open-access piuttosto che su una rivista tradizionale? L'open access si fonda sulla possibilità da parte dei lettori di accedere online ai risultati della ricerca senza necessità di iscrizioni o appartenenza ad organizzazioni specifiche ma il costo di pubblicazione, sostenuto direttamente o indirettamente dagli autori, è abbastanza "salato" come risulta nella tabella che segue dove ho cercato di elencare le riviste open access già "operative" o pronte per diventarlo (e se qualcuno ha altre informazioni da aggiungere è il benvenuto). 

journal
2011 Publication Charges [US$]
Open Access
Subject
Year
1040
physics
1999
1350
all disciplines within science and medicine
2006
1350
applied research in the physical sciences
2011
1500
medical research
2011
?
?
genetics
2011
1500
physics
2011
695
?
social and behavioral sciences
2011
1350
natural sciences - biology, chemistry, earth sciences and physics
2011

Allora, perché? Davvero un ricercatore è interessato al riscontro popolare, al fatto che i risultati della sua ricerca siano conosciuti e riconosciuti da un numero elevato di lettori? E' solo questione di fama e visibilità?
In un paese come l'Italia, dove la ricerca è soprattutto svolta dentro le Università, dove i finanziamenti per la ricerca, in particolare per quella di base, sono estremamente limitati, un modello del genere con costi del genere è impensabile. Guardate che è un problema serio: da un lato un qualsiasi docente di un qualsiasi dipartimento di un'Università Italiana prende quattro-euri-quattro all'anno di finanziamento ordinario con i quali può al massimo comprare la carta per le fotocopie e un paio di penne, dall'altro le Università sono costrette a subire accordi capestro con gli editori delle riviste tradizionali che, assieme al continuo e sostenuto aumento dei prezzi di abbonamento dei periodici, sta determinato la perdita della capacità d'acquisto e l'impoverimento delle collezioni bibliografiche. Metteteci pure i recenti tagli all'istruzione e qui tra un po' si chiude bottega.
Poi, però, se vado su PLoS ONE trovo migliaia di titoli, gran parte di medicina e farmacologia, guardo chi pubblica e scopro che a farlo sono soprattutto ricercatori di enti, laboratori e università private, che gli Italiani sono pochi ed anche questi spesso accompagnati dal privato che finanzia la ricerca. Un bel paradosso. Sembra così dischiudersi un futuro in cui la ricerca finanziata dai soldi pubblici resterà "privata", confinata nelle riviste per addetti ai lavori ed a pagamento, quella finanziata dai privati non avrà problemi a diventare pubblica e popolare. Parliamone.

giovedì 20 gennaio 2011

Informazioni assortite

Carnevale della Matematica

La prossima edizione del Carnevale della Matematica, la numero 34, l'edizione valentiniana che segue quella di .mau., la ospita questo blog. Ho dovuto definire il Tema ma per me è sempre una fatica bestiale, allora sono andato sullo scontato - io sono uno che la matematica l'ha usata per i biechi scopi della Fisica - ed ho scelto "Matematica e Realtà", abbastanza generico e generale per non scontentare troppo nessuno. Ovviamente rispettarlo non è un obbligo e quindi son qua che attendo i vostri preziosi contributi (entro il 12 alle 12, come dice il boss).

Research Blogging

Ancora tre nuovi blog sulla versione in lingua italiana di Research Blogging e sono:

Mente e Psiche, un blog che parla di neuroscienze e psicologia, di cosa la ricerca dice sul nostro cervello e di come le nuove scoperte stanno cambiando il modo con cui l'uomo guarda a se stesso. Daniela Ovadia, giornalista professionista, direttore scientifico dell'Agenzia Zoe di informazione medica e scientifica, lavora anche nel campo della ricerca, in particolare si occupa di embodiement e body representation presso l'Università di Pavia e di neuroetica come membro di un progetto europeo della European Association of Neuroscience and Law.

Vera scienza, blog di divulgazione scientifica. Un aggiornamento continuo su tutte le ultime novità offerte dal mondo della scienza e non. Orfeo Morello, dottore in Ingegneria informatica, esperto di Tecnologie Web.

Natura & Matematica, blog interamente dedicato alla divulgazione ed alla didattica del mondo matematico e scientifico. Cristofaro Sorrentino, insegnante di Matematica e Scienze alla scuola secondaria di I grado.

Instapaper

Usate Instapaper che, come dice lo Zio, "librifica l'internet" e che è molto più che un semplice tool per archiviare pagine web. Io, ad esempio, lo uso anche per gli articoli delle riviste open access, ho creato dei personalissimi folder dove ho organizzato per argomento  tutto il materiale che scarico e che salvo pure in formato epub per leggerlo con Calibre (non possiedo ancora un e-reader ma mi porto avanti col lavoro...). Una cosa davvero utile è che ogni folder ha un suo personalissimo feed RSS che potete usare come vi pare, metterlo sul Reader o sul blog per condividere le vostre letture con i vostri lettori. Un esempio è questo

mercoledì 19 gennaio 2011

La terza cultura con la mano corta

Brockman con Warhol e Dylan nel 1967
Copyright © Nat Finkelstein
La Edge Foundation è una organizzazione che "ha come mandato quello di promuovere indagini e discussioni su argomenti di natura filosofica, letteraria ed artistica con lo scopo di favorire lo sviluppo culturale e sociale della società" nel nome di una "terza cultura, quella degli scienziati che attraverso il loro lavoro ed i loro scritti stanno sostituendo gli intellettuali tradizionali nel ridefinire chi e che cosa siamo". A guidare questa compagnia c'è John Brockman, agente letterario ed autore di testi di divulgazione scientifica, un tizio a quanto pare molto famoso ed influente (lo capite dalla foto che allego) che si circonda di personaggi altrettanto famosi ed influenti, gente come Nassim Taleb, Paul Davies, Richard Dawkins, Alan Guth, Roger Penrose, Lee Smolin e potrei andare avanti per ore. Ogni anno la Edge Foundation pone una domanda (quella dell'anno scorso, a cui Nòva  ha dedicato un lungo articolo, era: "Come Internet sta cambiando il tuo modo di pensare?") ed invita scienziati, artisti, filosofi e chi più ne ha più ne metta, a dare una risposta che poi viene pubblicata sul sito della fondazione. Quest'anno la domanda è: "Quale concetto scientifico potrebbe incrementare il bagaglio cognitivo in ognuno di noi?" dove "concetto scientifico" è inteso in senso ampio, come un generico (nel senso che può derivare anche dalla filosofia o dalla giurisprudenza) ma rigoroso strumento concettuale che possa essere riassunto "in una frase" pur avendo un ampio campo di applicazione. Ad esercitarsi nelle risposte, oltre agli scontati Dawkins, Tegmark, Brian Eno (Brian Eno risponde sempre), Taleb, Smolin, ecc., trovate un po' di scienziati e giornalisti scientifici che praticano il blogging come Carl Zimmer (di The Loom), P.Z. Myers (di  Pharyngula), Sean Carroll (di Cosmic Variance) ed altri, che curiosamente insistono tutti sullo stesso punto, la scoperta del senso delle cose e della vita attraverso l'accettazione delle leggi e delle regole della natura, la critica alla visione antropocentrica dell'Universo ed al creazionismo. L'intervento più divertente è quello di P.Z. Myers che mette in gioco un suo "Principio di mediocrità": "non siete speciali. L'universo non gira intorno a voi, questo pianeta non è privilegiato in alcun modo, il vostro Paese non è il prodotto perfetto di un destino divino, la vostra esistenza non è il prodotto di un fato diretto ed intenzionale, il panino al tonno che avete mangiato a pranzo non stava complottando per procurarvi indigestione." Ora, però, c'è una questione che non mi torna.
Stenografia di Marius Barbeau
© CMC/MCC, CDA2004-1-03
Lo spunto per il quesito di quest'anno viene dalle "shorthand abstractions" (SHAs) di James Flynn, un'espressione coniata per indicare alcune parole o brevi frasi che esprimono concetti tipici della Scienza entrate a far parte del linguaggio comune. Il termine "shorthand" si riferisce, in generale, ad un "metodo abbreviato e/o simbolico di scrittura" tipo la stenografia ma quando è seguito da "abstraction" assume, almeno secondo Flynn, un preciso significato analitico che deve essere necessariamente conosciuto e compreso e non va dunque inteso come "scorciatoia linguistica" e neanche ridotto a "slang" intellettualoide. Flynn è famoso per l'effetto che porta il suo nome e che esprime l'aumento generalizzato del valore del Quoziente d'Intelligenza misurato in vari Paesi nel corso dell'ultimo secolo, effetto che egli ritiene dovuto proprio all'influsso esercitato nel dibattito culturale dal modo di pensare tipico della Scienza. Cosa sia l'Intelligenza io non lo so, ma qualcuno sostiene di poterla misurare somministrando dei test. Il risultato di questi test determina un punteggio (il QI appunto) che fornisce qualche informazione su qualche abilità degli interrogati, rimestando poi nella statistica se ne studia la distribuzione in campioni rappresentativi della popolazione e le correlazioni con fattori fisiologici, ambientali e socioeconomici. Flynn sostiene che l'utilizzo come elemento di riflessione e di dibattito delle "shorthand abstractions", singoli "pezzi" cognitivi all'interno di un discorso, non abbia fatto altro che sviluppare la capacità di pensiero critico e quindi il progresso dell'umana intelligenza. Eccone qualche esempio (preso da qua ed accompagnato dalla data della sua comparsa in campo educativo secondo l'Oxford English Dictionary): selezione naturale (1864), gruppo di controllo (1875),  campione casuale (1877), effetto placebo (1938), falsificabile/tautologia (1959). Assieme a questi, Flynn individua altri concetti che assomigliano a "shorthand abstractions" ma che in realtà sono "lupi travestiti da SHAs", tipo "Intelligent design".
Se questa è l'ispirazione, il contesto, mi pare che pochi abbiano centrato la risposta ma si siano piuttosto esercitati nell'inventare le definizioni più strane: serendipità strutturata, empirismo scettico, Kaleidoscopic Discovery Engine (del solito, fin troppo originale, Clifford Pickover), antifragilità (Taleb, e chi altri?), prossemica della sessualità urbana (il nostro Stefano Boeri e "prossemica" ve lo cercate sul vocabolario) e via elencando. Ah, c'è pure entanglement, che non è inventato ma va ancora di moda. Quale di questi termini entrerà a far parte del linguaggio "comune", del patrimonio culturale complessivo della nostra benedetta società occidentale? Potranno mai contribuire a far aumentare le nostre conoscenze, abilità, intelligenze? Ho qualche dubbio ed immagino venga anche a voi che state leggendo.
Vi confesso che ci ho pensato anch'io e che non è una cosa semplice. "Singolarità", ad esempio, era un buon candidato con il grande difetto di non aver avuto origine in campo scientifico, dunque bocciato. Tutto quello che viene dalla Meccanica Quantistica per sua natura non può che essere usato a sproposito, meglio evitare, anche se un fisico teorico poco prudente potrebbe suggerire "principio olografico" (il principio secondo il quale l'universo è una struttura bidimensionale appiccicata sull'orizzonte cosmico, il fronte più avanzato dell'espansione dell'energia nell'universo, una faccenda legata alla quantità di informazione che nell'universo può essere contenuta). Ancora brancolo nel buio. E voi, avete qualche idea voi?

venerdì 14 gennaio 2011

L'aperitivo cosmico

Siete appassionati di astrobiologia? Volete conoscere le ultime novità nel campo della ricerca di vita extraterrestre? Vi piacciono le speculazioni ardite? Beh, da ieri è disponibile in rete l'ultimo volume, che potete scaricare gratuitamente e per intero, di Philosophical Transactions A, rivista della Royal Society, dal titolo 'The detection of extra-terrestrial life and the consequences for science and society'. La mia conoscenza di queste robe è pari a zero, mi ricordo solo le Variazioni su un tema di Drake di Amedeo, il solito arguto post, questa volta sull'uso improprio e divertente della famosa equazione (equazione per modo di dire) di Frank Drake, astronomo del famigerato SETI Institute, la formula che prova a stimare il numero di possibili civiltà in grado di comunicare. E tra gli autori del volume è presente pure Frank Drake con un articolo che riesamina 50 anni di storia del SETI, 50 anni che sono serviti a confondere sempre più le idee e che lo portano a concludere che probabilmente è tutto da rifare. Non manca neppure Paul Davies che insiste sul concetto di shadow biosphere, l'ipotesi per cui (riprendo da Fabristol) "la vita sulla Terra potrebbe essersi originata più volte nella storia. E non è detto che abbia usato le stesse basi biochimiche ogni volta" (arsenico, alieni, ricordate?). Non potendo escludere, sulla base delle nostre conoscenze scientifiche attuali,  l'ipotesi di questa presenza, il fatto cioè che la Terra abbia o possa aver avuto una biosfera ombra (e quindi immagino valga anche per gli Dei) allora è molto probabile che la vita si possa essere sviluppata su molti altri pianeti, che la vita sia un "imperativo cosmico".
Come correttamente sottolineano gli editor, Martin Dominik e John C. Zarnecki, nel lavoro introduttivo: "finora, non vi è alcuna prova scientifica a favore o contro l'esistenza della vita oltre la Terra. Tutte le argomentazioni sul fatto che la vita è comune e universale o se viviamo in un posto unico nel cosmo sono invece basate su convinzioni filosofiche o ipotesi." Malgrado ciò, pur in assenza di dati certi, pur non potendo prevedere l'imprevedibile, pare non si possa fare a meno di prepararsi per una futura invasione: un lavoro per psicologi (Fear, pandemonium, equanimity and delight: human responses to extra-terrestrial life) e seminaristi (The implications of the discovery of extra-terrestrial life for religion). Vi sembro strano se vi dico che le vicende della missione ESA mi affascinano di più?

giovedì 13 gennaio 2011

Nuovi arrivi su Research Blogging

In questi giorni la versione in lingua italiana di Research Blogging si è arricchita del contributo di tre nuovi blog che si aggiungono ai ventinove già presenti. Si tratta di:

Scienza in Cucina, esplorazione scientifica della cucina, della gastronomia e delle materie prime utilizzate. Dario Bressanini è Ricercatore del Dipartimento di Scienze Chimiche e Ambientali dell'Università dell'Insubria, Como.

Notonlyglutenfree, che parla della celiachia nel quotidiano, dei progressi della ricerca scientifica nella terapia, nella diagnosi e nella sperimentazione di nuovi alimenti o materie prime. Vuole informare in modo semplice ma scientificamente corretto su questa intolleranza alimentare, sulla legislazione che cambia, sul business degli alimenti gluten-free e sulla loro etichettatura. Letizia Saturni è specialista in Scienze dell'Alimentazione della Scuola di Specializzazione in Scienze dell'Alimentazione dell'Università Politecnica delle Marche.

Lo Scettico Errante, dedicato a scienza e pensiero critico. I post si interessano di tutto ciò che e' scienza e scetticismo. Devcat è un ingegnere, specializzato in semiconduttori, laser, led e cose che fanno luce, con una passione per la scienza in senso lato e per la conoscenza in generale.

In 22 giorni, attraversando il periodo natalizio, la versione in lingua italiana di Research Blogging ha aggregato 37 post, quasi la metà di biologia e poi di fisica, chimica, psicologia, antropologia e matematica. E' troppo presto per fare qualunque tipo di bilancio, non lo è per affermare che le premesse per una proposta che crei interesse e duri nel tempo ci sono tutte.

lunedì 10 gennaio 2011

La comunicazione scientifica e quello che gira intorno

Prologo

In questi giorni ho dedicato un po' di tempo per cercare le risposte ad una stimolante serie di domande che mi ha posto Leonardo Romei di Sinsemia che insieme a Luciano Perondi e Carlotta Latessa sta curando una sezione della rivista Progetto Grafico (rivista dell'AIAP, associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva) in cui si riflette sull'idea stessa di rivista con un occhio rivolto alla comunicazione scientifica, in particolare al rapporto tra grafica e comunicazione scientifica, riviste culturali e riviste scientifiche, social network e diffusione dei risultati della ricerca scientifica. La faccenda è interessante ed attuale, le discussioni su questi argomenti, che siano sotterranee o sui mezzi di comunicazione, sono continue, accese, tutt'altro che superficiali ed io ho voglia di tornarci sopra per fare il punto della situazione, per provare a capire dove stiamo, cosa è possibile prevedere, quali sono i margini di intervento della comunità degli scrittori di scienza. Lo farò utilizzando e rielaborando alcune di quelle risposte.

La terra di mezzo

La possibilità di archivi aperti a reti di persone permette di monitorare le aree di crescita della ricerca scientifica rendendo disponibile a tutti il processo di formazione delle idee ma queste reti hanno spazi, tempi, strumenti e funzioni diverse. Le reti di science-blogging sono ormai una solida presenza nel web con finalità e stili di gestione differenti. Un prezioso elenco lo trovate su scienceblogging e qui la geografia è chiara: si va da quelli ospitati da editori scientifici (ad esempio Nature Network Blogs), organizzazioni scientifiche o media (Guardian Science Blogs per tutti) ai collettivi di blogger auto-organizzati (uno è QUEST, scusate la battuta), dai blog con più autori (tipo 3quarksdaily) agli aggregatori dei feed di blog indipendenti (come ResearchBlogging.org). Tutti i blog-networks sono provvisti di una qualche forma di controllo editoriale, può essere solo un filtro posto all'atto di iscriversi così come la  presenza di editor veri e propri che vigilano sui contenuti ma, proprio per le peculiarità del mezzo, nulla funziona meglio del controllo cooperativo esercitato dai partecipanti e dai lettori e reso pubblico attraverso i commenti.
Non v'è dubbio che il consolidamento sotto forma di network dei blog scientifici e la crescita di credibilità della rete abbiano aiutato molte persone ad avviare o a rafforzare la propria attività di blogging. Questi scrittori di scienza, ricercatori, giornalisti o semplici appassionati, hanno acquisito una straordinaria capacità di esprimersi attraverso la multimedialità ed agiscono come redattori, ri-pubblicatori ed aggregatori di contenuti. Cosa distingua un post su un blog da un articolo scientifico è abbastanza chiaro, cosa lo distingua da un articolo di giornale lo è di meno. L'opinione più in voga è che vi sia una netta separazione tra le due forme di scrittura soprattutto perché il mondo dei blog è dominato da un diffuso egocentrismo, dall'abitudine ad esprimere opinioni piuttosto che a raccontare i fatti. In realtà questo è vero solo in parte, non tutti i blog fanno pettegolezzo ad oltranza, molti blogger alternano post personali a post di analisi, molti blogger sono ricercatori che hanno voglia di condividere le proprie impressioni su ricerche specifiche e lo fanno a volte in maniera molto tecnica rivolgendosi ad un pubblico di specialisti, a volte da divulgatori veri e propri,  garantendo una copertura informativa, di conoscenza e di opinione nella propria area di provenienza, inimmaginabile su qualsiasi altro media. La funzione degli aggregatori è proprio quella di selezionare/ospitare i feed dei post che si rivolgono a questioni specifiche di scienza, lasciando ai blogger la  libertà di esercitarsi nelle altre faccende senza la pressione di un controllo su tutti i contenuti del blog. E' questo è il caso di ResearchBlogging.org che lo fa con i post che discutono di ricerca peer-reviewed.

La palude quantitativa

Proprio i giornali che pubblicano ricerca peer-reviewed  sono al centro di grandi trasformazioni, non tanto di contenuto quanto editoriali. I “journals” hanno attraversato un forte periodo di crisi perché l'eccellenza intellettuale scientifica si è sposata con l'oligarchia economica degli editori che ha confinato il mercato delle pubblicazioni scientifiche in un ambito estremamente ristretto. Non mi si venga a dire che l'aspetto commerciale nelle riviste scientifiche non conti nulla o che gli scienziati non cerchino il marchio migliore per le proprie ricerche, non è solo questione di impact factor, è pure ricerca di visibilità e prestigio personale. Se l'interesse dei ricercatori fosse solo quello di veicolare una rigorosa comunicazione scientifica sarebbe sufficiente un anonimo bollettino o un pubblico registro.
Gli “open journals” hanno cominciato a liberare e ad estendere il meccanismo della comunicazione scientifica al punto da indurre gli editori tradizionali ad un cambio di marcia e di prospettiva attraverso l'adozione di strumenti e tecniche tipiche dei social media. Il caso più recente è quello di Scientific Reports, la nuova rivista online a cura del Nature Publishing Group, che pubblica i risultati della ricerca nelle scienze fisiche e naturali includendo l'elenco degli articoli più scaricati, inviati e discussi nei blog, una riproposizione in grande del modello della Public Library of Science (PloS). La questione della valutazione della ricerca e degli scienziati è cruciale, alla revisione tra pari si accompagna ora una valutazione diversa, post pubblicazione, una discussione pubblica sui risultati della ricerca che ha bisogno di metriche differenti ma che comincia a trovare nei blog-networks, piattaforme  provviste di una qualche forma di controllo editoriale, un luogo dove svilupparsi. In che misura ci si possa fidare di queste opinioni è una questione a cui va data presto una risposta prima che l'ossessione della valutazione "quantitativa" travolga definitivamente il mondo della ricerca ed è francamente curioso osservare come i blog, nati per ospitare la libera discussione svincolata dall'editoria scientifica ufficiale, vengano ora ripescati da questa come fornitori di feedback ed annegati nella palude delle scientometrics.
L'altra faccia della medaglia di questa faccenda riguarda il rapporto tra blog e magazines, tra analisi del testo scientifico e comunicazione/divulgazione dei contenuti in un linguaggio ed una forma accessibili ad un pubblico più vasto, questione sulla quale sono già stati spesi fiumi di parole. In ogni caso, piuttosto che una valutazione equivoca post-pubblicazione del lavoro dei ricercatori, quella che dovrebbe svilupparsi è un'interazione tra journals e magazines mediata da utenti esperti, science-writer e blogger, in grado di cogliere l'essenza di un risultato scientifico, impegnarsi nell'analisi e favorirne la diffusione. 

Smontare. ricomporre

L'attuale organizzazione degli open journals è probabilmente solo transitoria, una fase di passaggio verso forme diverse di  comunicazione e diffusione dei risultati della ricerca e una cosa con cui presto tutti dovremo fare i conti è la scomposizione dei contenuti su una pluralità di supporti. Pensate a cosa è accaduto in questi ultimi anni con l'introduzione delle infografiche, di come abbiano favorito l'integrazione tra testo e immagine nei magazine cartacei sconvolgendo l'idea stessa di rivista. Non tutto ha funzionato alla perfezione e la linearità perduta con la dis-articolazione di un documento si è accompagnata ad un guadagno conoscitivo, ha evitato il rischio di evocare conclusioni inconsistenti o infondate, solo quando l'immagine è riuscita a mantenere il rigore necessario che deriva dai dati. Ma così come la carta è uno dei tanti supporti che permettono di veicolare informazioni e conoscenze, le infografiche (statiche) sono solo un sottoinsieme creativo della “data visualization”. La prepotente diffusione del web ha consentito, tra le altre cose, di accedere a servizi gratuiti di visualizzazione ormai estremamente raffinati che permettono di produrre grafici interattivi, personalizzabili nei minimi dettagli, in alcuni casi dotati della possibilità di inserire dei controlli che permettono all'utente di filtrare i dati visualizzati e molti magazine digitali cominciano a farne ampio uso.
Nel campo della comunicazione dei risultati della ricerca le cose sono molto più rigide. Un articolo scientifico è un'aggregazione di oggetti e contenuti che ha un'identità coerente. Contiene un testo diviso in sezioni, con riferimenti ad altri articoli e riferimenti interni a formule, tabelle e figure che rappresentano i dati secondo regole codificate. L'eventuale scomposizione dei contenuti su una pluralità di supporti richiederà un forte controllo sui dati di partenza che avranno bisogno di un indirizzo sicuro ed affidabile, di un riferimento ad un identificatore univoco (ad esempio il DOI). Stabilito il link tra pezzi di informazione, nulla vieterà che questa possa essere infine ricomposta su un unico supporto che recuperi coerenza ed "intenzioni".
E i blog? Che valore assegnare ai contenuti che saranno in grado di produrre? La risposta a questa domanda non si può esaurire in poche battute, forse anche il blog così come è organizzato adesso ha i giorni contati, ma non me ne preoccuperei più di tanto, mi importa piuttosto che un luogo dove esprimere opinioni fuori dagli schemi non venga mai a mancare.

giovedì 6 gennaio 2011

Il gigante si è svegliato

Manco a farlo apposta, in ogni caso è la questione del momento, si parla di open review e open access publications e spunta fuori il gigante che getta tutto il suo peso nella mischia. Oggi Nature annuncia il lancio di Scientific Reports, una nuova rivista online che pubblicherà i risultati della ricerca in biologia, chimica, scienze della terra e fisica. I manoscritti si possono sottomettere sin da oggi, beneficeranno di una rapida peer-review e, una volta accettati, di una immediata pubblicazione. I primi articoli appariranno sul sito a partire dal mese di Giugno 2011, saranno tutti open access e verranno depositati in PubMed Central. I costi verranno parzialmente coperti attraverso un article-processing charge (APC) pari a 1046 euro per manoscritto e si potranno scegliere due tipi di licenze Creative Commons (Attribution-Noncommercial-NoDerivs 3.0 Unported e Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported).
Per consentire alla Comunità di valutare l'impatto dei lavori post-peer review, il sito includerà l'elenco degli articoli più scaricati, inviati e discussi nei blog. Sarà pure un clone di PloS ma è soprattutto la conferma che il mercato della comunicazione scientifica sta ormai definitivamente cambiando.

ResearchBlogsIT – i blog (4)

E con questo, per il momento, ho finito (a meno di colpevoli dimenticanze che spero mi segnaliate).

Il Pollice del Panda, Riflessioni e illustrazioni di biologia e storia naturale. Iacopo Leardini, biologo e illustratore appassionato di scienze e aspirante divulgatore scientifico. Si sta specializzando in Biodiversità ed Evoluzione presso l'Università degli Studi di Milano.

L'essenziale è visibile agli occhi, un sito sull'osservazione e la scoperta di ciò che è sempre stato lì. Rufo illustra i grandi classici della natura e scrive di ipocrisie, credenza e controllo sociale

Gravità Zero, blog di divulgazione scientifica che si rivolge ai ricercatori, agli insegnanti, ai giornalisti e a coloro che svolgono la professione di comunicatore scientifico ma anche a giovani e appassionati di scienza e tecnologia. Massimo Auci, fisico, autore di numerosi contributi nel campo dell'elettrodinamica, è docente di Fisica e Matematica presso la Scuola Internazionale Europea Statale Altiero Spinelli di Torino.

prof. Sentimento Cuorcontento, il blog del prof. Sentimento Cuorcontento (Stefano Bagnasco) che ha un dottorato in fisica sperimentale, lavora per l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare a Torino e per il CICAP.

Marcoscan, blog semi-personale con pensieri su scienze ambientali e non, talvolta spiegati attraverso il linguaggio R. Al momento Marco si occupa di insegnamento di materie scientifiche e di divulgazione tecnologica.

tomate, è il blog personale di uno studente di dottorato in fisica (meccanica statistica di non-equilibrio, sistemi aperti classici e quantistici, con sporadici interessi in teoria dell'informazione e gravità quantistica). Si parla di musica, di cinema, di politica, di politica, di politica. Talvolta anche di scienza e metodo scientifico.

mercoledì 5 gennaio 2011

ResearchBlogsIT – i blog (3)

Un'ulteriore lista di blog registrati su ResearchBlogsIT (come al solito l'ordine è casuale).

Keplero, divulgazione scientifica (astrofisica e cosmologia, ma non solo) con un occhio alla cultura pop, e (sporadiche) divagazioni personali. Amedeo Balbi (Associate Editor di ResearchBlogsIT) è ricercatore e professore aggregato all'Università di Roma Tor Vergata. Si occupa principalmente di problemi all'interfaccia tra la fisica fondamentale e la cosmologia, tra i quali lo studio dell'universo primordiale e l'indagine sulla natura della materia e dell'energia oscura.

L'estinto, un punto di vista filosofico su ciò che ci circonda, cercando quando va bene di fare chiarezza, quando va male di evidenziare i punti oscuri. Ivo Silvestro, laureato in filosofia, studioso e appassionato di scienze umane e di informatica, membro della Società Italiana di Filosofia Analitica.

Appunti disordinati di viaggio, divagazioni personali su scienza e dintorni. Alessandro Grottesi, ricercatore a contratto presso il Centro di Supercalcolo CASPUR a Roma. Si occupa di simulazioni al calcolatore di molecole biologiche.

La Scienza siamo anche noi, L'Uomo, i geni, la nutrizione, le malattie, il suo ambiente. Roberto Insolia, laureato in Scienze Biologiche dell’Università di Pavia, appassionato di scrittura scientifico-divulgativa.

Scientificando, Il blog si interessa di didattica delle scienze e di comunicazione scientifica. Annarita Ruberto insegna Matematica e Scienze nella scuola media; collabora con la rivista Scuola e Didattica e con "Ricerche Maestre".

knedliky, La scienza, la comunicazione della scienza, la vita di uno scienziato in tutti i suoi aspetti. Palmiro Poltronieri, biologo, ricercatore presso l'Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari (ISPA) del CNR.

Borborigmi di un fisico renitente, Scienza e opinioni di frontiera. Un blog più o meno personale dove si parla di vita all'estero lontani da casa, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, partecipazione politica e militanza quotidiana, montagna, metafisica, stranezze degli svizzeri e altre amenità. Marco Delmastro è fisico delle particelle, membro della ATLAS collaboration presso l'European Laboratory for Particle Physics (CERN) di Ginevra.

martedì 4 gennaio 2011

Metriche e nuvole

Da quando ho un account Twitter, da meno di un anno, soprattutto da quando ho capito, da qualche mese, che per usarlo bene avrei dovuto seguire le persone giuste, da quando sono su Twitter insomma, ho decifrato come a volte funziona il meccanismo di costruzione della notizia (niente di nuovo, eh). A questo meccanismo contribuisco giornali e blog ma non in eguale misura. Mettiamo che un tizio negli Stati Uniti, un tizio di un certo livello, uno specialista di Economia o Finanza o uno scienziato piuttosto che un giornalista che si occupa di comunicazione della scienza, scriva qualcosa sul suo blog, blog non particolarmente famoso ma conosciuto dagli addetti ai lavori e sufficientemente prestigioso da finire nel feed reader di un noto giornalista. Il giornalista rilancia su Twitter e la segnalazione arriva ad un gran numero di fedeli lettori. Tra questi, giornalisti e blogger italiani che sono liberi di raccogliere e rimasticare la cosa per il pubblico italiano. Quando non si tratta di pettegolezzi o spazzatura, quando è necessario che l'articolo venga letto, meditato, digerito prima di essere riproposto, la prima segnalazione arriva sui blog, su quelli importanti, su quelli mantenuti da chi è in grado di spiegare le cose (può essere un top-blog ma anche piccoli blog seguiti da un pubblico selezionato e da qualche guru di internet). Secondo rilancio su Twitter. Se a farlo è il guru, la notizia arriva a tutti e comincia a diffondersi nelle maglie della rete, riscritta, commentata, ricopiata, a volte spacciata per originale. Alcuni blog, quelli impropriamente chiamati blog, piuttosto notiziari on-line, quelli con tante firme e collaboratori, sono specializzati in questo tipo di lavoro: estrarre il succo della notizia, riproporla in un linguaggio accessibile al grande pubblico, esaltarne i contenuti appetibili. Allo stesso tempo o immediatamente dopo, la cosa, se è veramente "vendibile", se può essere spettacolarizzata, finisce sui quotidiani generalisti. Se contate i passaggi potete capire da soli quanto importante possa essere il degrado dell'informazione originale, quando non si tratta di vera e propria deformazione, come il giochino del passaparola che facevamo da piccoli (vi invito a ricostruire cosa ha generato in questi giorni la discussione su questo post di Bradford Cross).
Da questa descrizione ho escluso volutamente i grandi giornali ed i blog più importanti (spesso ospitati dai grandi giornali) in lingua inglese. In questi casi "la pesca" è diretta, il modo di riproporre la notizia variabile. Si va dalla semplice segnalazione al commento, dall'analisi fino al copia-incolla con citazione di striscio (è istruttivo, ad esempio, il confronto tra questo articolo del NYT del 27 dicembre 2010 e quest'altro uscito su La Repubblica il 29 dicembre 2010). In ogni caso, la proliferazione dei mezzi di rilancio delle notizie ha da un lato aumentato la possibilità di approfondimento e conoscenza, dall'altro generato un fondo incontrollabile di frazioni di notizie che accompagna l'informazione originale come la coda di una cometa o che la nasconde, come l'eclissi di oggi.
Perché me ne preoccupo? Perché il degrado colpisce tutti, la produzione di notizie come la produzione di conoscenza scientifica e perché qualcuno insiste nel voler usare il social bookmarking, fornendo servizi che aggreghino gli indicatori degli utenti connessi on-line, per costruire una metrica per la valutazione scientifica che superi o affianchi gli indicatori storici che fissano la qualità del lavoro scientifico. La disponibilità sempre maggiore dei contenuti in Rete, il ridimensionamento (quantitativo) dei giornali specializzati come veicolo di comunicazione scientifica, pare giustificare la richiesta di pesare la open-review tanto quanto la peer-review, che il filtro "a priori" sulla qualità scientifica di un lavoro di ricerca possa stare sullo stesso piano della valutazione "a posteriori" degli utenti. La peer-review (anonima o open) ha i suoi bei problemi e sono ben noti e controllabili (e qui ve ne potete fare un'idea precisa). Gli indici di impatto come l'h-index si basano sul numero di citazioni e sono discutibili come sempre accade quando si vuole forzare il giudizio assegnando un numero. La open-review, la discussione pubblica sui risultati della ricerca, è fondamentale ma che garanzie possono essere fornite da un indice di impatto costruito su di essa? Come si estrae il fondo? Come si valuta la qualità delle note pubbliche e delle review online? O tutto fa brodo? Per quello che ne so, malgrado alcuni sistemi verifichino le credenziali "accademiche" dei contributori, la questione non è mai stata affrontata in maniera seria, non esiste un sistema per incrociare reputazione online e curriculum. Tutto fa brodo, dunque, per il momento. E così l'articolo, passato il giudizio dei referee, esce sul nostro giornale specializzato e degrada nei mille rivoli della rete, impigliato tra blog, commenti e annotazioni varie. C'è quindi chi misura. Alt-metrics, per esempio, è un sistema ancora in fase di rodaggio che traccia l'impatto di un autore al di fuori dell'Accademia, quello di un lavoro noto ma non citato in maniera standard e l'impatto delle fonti che non sono peer-reviewed, insomma usando i bookmarks al posto delle citazioni e generando due indici (HR- e GR-index) che scimmiottano i più popolari h- e g-index. Sarà che il sistema soffre di gioventù ma si trovano cose curiose del tipo che di Carlo Rubbia (con un h-index pari a 40 ma ricercatore "anziano") si trovino solo 4 pubblicazioni eleggibili e si ottenga un HR-index pari a 1.
Per avere un'idea più precisa di come si stanno muovendo le cose in questo settore vi consiglio la lettura di "Scientometrics 2.0: New metrics of scholarly impact on the social Web" di Jason Priem e Bradely H. Hemminger che ripercorre lo stato dell'arte della "scientometric" e fornisce una lista parziale della fonti e delle applicazioni utilizzate come sorgenti per questo tipo di metriche. Vi troverete Research Blogging, protagonista pure di un contributo alla Web Science Conf. 2010 di Paul Groth e Thomas Gurney, "Studying Scientific Discourse on the Web using Bibliometrics: A Chemistry Blogging Case Study".
Tanta carne al fuoco, tante cose ancora da chiarire, tante nubi da diradare.

lunedì 3 gennaio 2011

ResearchBlogsIT – i blog (2)

Proseguo nella segnalazione dei blog registrati su ResearchBlogsIT (come al solito l'ordine è casuale).

La teiera, Riflessioni su persone, economia e società. Nicola Misani ricercatore confermato di Economia e gestione delle imprese presso il Dipartimento di Management e Tecnologia dell'Università Bocconi.

Mahengechromis, divagazioni di un ciclidofilo. Blog dedicato ai ciclidi ed all'ittiologia, passando attraverso la storia naturale. Livio Leoni, biologo e docente di scuola secondaria.

I divagatori scientifici, si iniziava parlando di scienza e si finisce a parlare di tutt'altro e ovviamente anche il contrario. Beatrice Mautino, biotecnologa con un dottorato in neuroscienze, specializzata in comunicazione della scienza, progetta laboratori didattici ed eventi di divulgazione scientifica.

Effetto Cassandra, Scienza, anti-scienza e comunicazione nel dibattito sul riscaldamento globale. Ugo Bardi  è docente di chimica fisica presso l'università di Firenze. Si occupa di risorse minerali e di energia rinnovabile come membro del comitato scientifico dell' associazione internazionale ASPO (association for the study of peak oil), come pure di clima e sostenibilità nell'ambito del gruppo "Climalteranti". 

Neuromancer, neuroscienze e psicologia, dal punto vista della complessità del costruttivismo post-razionalista. Carmelo di Mauro,  psicologo e psicoterapeuta.

Omega Centauri, Un blog astronomico. Pubblica articoli sugli ultimi risultati della ricerca in campo astronomico e astrofisico, ma anche articoli e immagini che affrontano temi e concetti "classici" dell'astronomia, con lo scopo di trasmettere al lettore la bellezza pura e semplice degli oggetti celesti, visti "sub specie aeternitatis". Michele Diodati si occupa per lavoro di informatica e per diletto di scienza e filosofia.

Nutrimenti, blog didattico rivolto agli studenti di Biochimica degli alimenti della Facoltà di Scienze e agli specializzandi della scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dell’Università Politecnica delle Marche. Tiziana Bacchetti, docente della Facoltà di Scienze Biologiche, afferisce al Dipartimento di Biochimica, Biologia e Genetica dell'Università Politecnica delle Marche. Gianna Ferretti, docente della Facoltà di Medicina e Chirurgia e della Scuola di Specializzazione in Scienze dell'Alimentazione dell’Università Politecnica delle Marche.

domenica 2 gennaio 2011

I raggi cosmici ed un Nobel mancato

Debye, Anderson ed Hess in attesa di ricevere
il Nobel il 10 Dicembre 1936 (Nobelprize.org)
ResearchBlogging.orgLa vicenda di Domenico Pacini, della scoperta dei raggi cosmici e del Nobel mancato si arricchisce di nuovi, inediti, particolari. Alessandro De Angelis, questa volta in collaborazione con Per Carlson, che è stato presidente della classe di fisica della Reale Accademia Svedese delle Scienze dal 1998 al 2003, in un documentato articolo pubblicato su arXiv ripercorre tutta la storia della scoperta dei raggi cosmici sin dalle pionieristiche misure dei primissimi anni del ‘900. Alla fine dell’800, con la scoperta della radioattività spontanea da parte di Becquerel e del decadimento radioattivo del Polonio e del Radio da parte di Marie e Pierre Curie, si sapeva già che la radiazione emessa da sostanze radioattive era in grado di scaricare gli elettroscopi. Le misure della velocità di scarica spontanea compiute da Wilson [C.T.R. Wilson, On the Ionisation of Atmospheric Air, Proc. Roy. Soc. of London 68 (1901) 151] ed Elster e Geitel [J. Elster and H.F. Geitel, Ann. d. Phys. 2 (1900) 425], che affinarono la tecnica di isolamento degli elettroscopi per migliorarne la sensibilità, rivelarono la presenza di agenti ionizzanti nell'ambiente esterno. L'interpretazione generale, alla fine del primo decennio del 1900 e dopo molti altri esperimenti, era che tale radiazione fosse sostanzialmente di origine terrestre. Tale convinzione venne subito messa in dubbio da Pacini, fisico italiano che all'epoca lavorava presso l'ufficio centrale di Meteorologia e Geodinamica (successivamente professore di Fisica sperimentale presso l'Università di Bari) il quale, confrontando i risultati di una serie di importanti esperimenti svolti sulla superficie terrestre e del mare a bordo del cacciatorpediniere “Fulmine” e poi sviluppando una nuova tecnica per misure sottomarine, arrivò alla conclusione che “esista nell' atmosfera una sensibile causa ionizzante, con radiazioni penetranti, indipendente dall'azione diretta delle sostanze radioattive del terreno”. La Nota che ha per titolo “La radiazione penetrante alla superficie ed in seno alle acque” [D. Pacini, Nuovo Cim. VI/3 (1912) 93, qui tradotta e commentata dallo stesso De Angelis] è un documento prezioso e rappresenta un punto di svolta negli studi sull'origine di questo misterioso fenomeno.
A Victor Franz Hess, fisico austriaco, gli studi sulla natura di questa radiazione, risultato degli esperimenti svolti a bordo di un pallone aerostatico, valsero nel 1936 il Nobel per la Fisica (condiviso con Carl David Anderson per la scoperta del positrone). La prima ascensione è del 28 agosto 1911 ma la più importante campagna di misure, i cui risultati sono riportati in un famoso articolo del 1913 [V. Hess, Phys. Zeit. 14 (1913) 612], risale al periodo compreso tra aprile ed agosto 1912. L'aumento della ionizzazione con l'altitudine rivelava l'origine extraterrestre della radiazione e l'assenza di variazioni tra giorno e notte di questa ipotetica “radiazione penetrante” escludeva il Sole come sorgente diretta. Era stata definitivamente scoperta la Höhenstrahlung (Höhen è altezza e strahlung, radiazione), i “raggi cosmici”, come li avrebbe chiamati in seguito Millikan.
Pacini, che aveva raggiunto le sue importanti conclusioni un anno prima di Hess, ne conosceva il lavoro fin dall'epoca dei suoi esperimenti sottomarini e, in una lettera datata 6 marzo 1920, lo contattò per lamentarsi della mancanza di attenzione (e di citazioni) verso gli esperimenti italiani. La prima guerra mondiale aveva interrotto le comunicazioni anche tra gli scienziati e molte cose andavano rimesse nel giusto verso: “...I had the opportunity to study some of your papers about electrical-atmospherical phenomena that you submitted to the Principal Director of the Central Bureau of Meteorology and Geodynamics (…) While I have to congratulate you on the clarity in which this important matter is explained, I have to remark, unfortunately, that the Italian measurements and observations, which take priority as far as the conclusions that you, Gockel and Kolhörster draw, are missing; and I am so sorry about this, because in my own publications I never forgot to mention and cite anyone...”. La risposta di Hess fu immediata, del 17 marzo, e cortese: “Dear Mr. Professor, your very valuable letter dated March 6 was to me particularly precious because it gave me the opportunity to re-establish our links that unfortunately were severed during the war. (…) My short paper “Die Frage der durchdring. Strahlung ausserterrestrischen Ursprunges” is a report of a public conference, and therefore has no claim of completeness. Since it reported the first balloon measurements, I did not provide an in-depth explanation of your sea measurements, which are well known to me. Therefore please excuse me for my unkind omission, that was truly far from my aim [...]” (Le comunicazioni tra Hess e Pacini avvenivano in tedesco e in italiano, la traduzione in Inglese è di De Angelis).
 Malgrado il lavoro di Pacini non venga frequentemente riportato nelle ricostruzioni storiche della vicenda che portò alla scoperta dei raggi cosmici, esso venne comunque citato correttamente nella relazione, preparata da E. Hultén e sottoposta al Comitato per il Nobel nel giugno del 1936, che venne poi inclusa come appendice al “Committee's Proposal”. Qui Hulten nota - e cita – la conclusione di Gockel (che già nel 1909 aveva provato l’ebbrezza del volo) secondo il quale i risultati delle sue misurazioni con il pallone aerostatico, in accordo con le misure di Pacini, mostravano che una parte non trascurabile della radiazione era indipendente dalla azione diretta di sostanze presenti nella crosta della Terra.
De Angelis e Carlson sottolineano come l'enorme lavoro dietro la scoperta dei raggi cosmici, una pietra miliare nel campo della scienza, venne svolto in un periodo caratterizzato non solo dalla mancanza di comunicazione (Pacini, ad esempio, pubblicava in Italiano ed Hess in Tedesco) ma anche dalla presenza di un forte nazionalismo post-bellico. Le normali relazioni scientifiche tra i paesi europei ripresero più o meno nel 1926, otto anni dopo la fine del conflitto mondiale, proprio nel momento in cui l'origine extraterrestre della “radiazione penetrante” veniva definitivamente accettata. La cerimonia della consegna del Premio Nobel a Stoccolma divenne la celebrazione dell'internazionalismo scientifico ma, purtroppo, Pacini non venne mai nominato, morendo due anni prima della consegna del riconoscimento a Victor Franz Hess.


Domenico Pacini; translated, & commented by Alessandro De Angelis (2010). Penetrating Radiation at the Surface of and in Water Nuovo Cimento VI/3 93 (1912) arXiv: 1002.1810v1

Per Carlson, & Alessandro De Angelis (2010). Nationalism and internationalism in science: the case of the discovery of cosmic rays To be published in European Physical Journal H arXiv: 1012.5068v1

ResearchBlogsIT – i blog (1)

Questo è il primo di una serie di post con l'elenco dei blog registrati su ResearchBlogsIT. Comincio con i blog che hanno già importato almeno un post sull'aggregatore (l'ordine è casuale).

L'orologiaio miope, parla di creature strane, a volte brutte e poco simpatiche. Di quegli animali, insomma, non abbastanza fotogenici per i divulgatori televisivi, non abbastanza esemplari per i testi patinati, non abbastanza grandi per essere notati comunque. Di quelle creature, insomma, che non sembrano tanto disegnate dal famoso “orologiaio cieco”, quanto da uno miope e distratto. Lisa Signorile è laureata in Biologia ed ha un master in Forest Protection and Conservation.

Leucophaea, scritti, pensieri, ruminazioni su scienza, ambiente, giornalismo e variazioni sul tema. Marco Ferrari è giornalista, divulgatore scientifico, etologo, naturalista. 

Ok, panico, Insalate di cibernetica. Blog di informatica e linguaggi di programmazione con uno sguardo alle moderne tecnologie. Giuseppe Lipari è professore associato di Computer Engineering presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e IEEE member.

Erba Volant, un punto di accesso ad informazioni in genere difficilmente accessibili nel campo delle scienze erboristiche ed un riferimento per studenti, semplici curiosi e professionisti del settore (assai variegato) dei prodotti di origine vegetale. Renato Bruni insegna presso il corso di Laurea in Scienze Farmaceutiche Applicate dell'Università di Parma.

Il chimico impertinente, chimica, fisica, biologia, energie rinnovabili e le nuove frontiere della scienza quotidiana. Paolo Gifh è tecnico di laboratorio, appassionato di scienza.

Caccia al Fotone, Interferenze scientifiche in Creative Commons. Trasmissione radiofonica di comunicazione scientifica condotta da Fabio De Sicot, scientific explainer e science communicator.

Science Backstage, blog di divulgazione scientifica che tratta argomenti di fisica, matematica, chimica, scienza in generale, sia esaminando ricerca referata, sia preprint. Gianluigi Filippelli, laurea e dottorato in fisica presso l'Università della Calabria, attualmente è stagista presso l'Osservatorio Astronomico di Brera.

myGenomiX, l'alfabeto della vita ha solo quattro lettere. Un blog di genetica, genomica personale e medicina personalizzata. Moreno Colaiacovo (Associate Editor di ResearchBlogsIT) è studente di dottorato presso l'Università di Torino (Complex systems in medicine and life sciences) e lavora come bioinformatico presso un centro di genomica vegetale.

Popinga, Scienza e letteratura: terribilis est locus iste. Popinga insegna scienze e si diverte con la poesia umoristica, quella scientifica e la letteratura potenziale