lunedì 31 gennaio 2011
domenica 30 gennaio 2011
Carnevali della Fisica
una roba di Peppe Liberti delle ore 11:40 dove si parla di: carnevale della fisica commenti (3)
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giovedì 27 gennaio 2011
Avventurieri di grande stile
una roba di Peppe Liberti delle ore 18:40 dove si parla di: einstein, giorno della memoria commenti (0)
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martedì 25 gennaio 2011
Aerei di carta
una roba di Peppe Liberti delle ore 10:26 dove si parla di: scuola commenti (8)
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venerdì 21 gennaio 2011
I costi dell'open access
journal | 2011 Publication Charges [US$] | Open Access | Subject | Year |
1040 | physics | 1999 | ||
1350 | all disciplines within science and medicine | 2006 | ||
1350 | applied research in the physical sciences | 2011 | ||
1500 | medical research | 2011 | ||
? | ? | genetics | 2011 | |
1500 | physics | 2011 | ||
695 | ? | social and behavioral sciences | 2011 | |
1350 | natural sciences - biology, chemistry, earth sciences and physics | 2011 |
una roba di Peppe Liberti delle ore 19:07 dove si parla di: fondi per la ricerca, open access commenti (14)
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giovedì 20 gennaio 2011
Informazioni assortite
una roba di Peppe Liberti delle ore 13:00 dove si parla di: carnevale della matematica, Instapaper, Research Blogging commenti (0)
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mercoledì 19 gennaio 2011
La terza cultura con la mano corta
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Brockman con Warhol e Dylan nel 1967 Copyright © Nat Finkelstein |
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Stenografia di Marius Barbeau © CMC/MCC, CDA2004-1-03 |
Se questa è l'ispirazione, il contesto, mi pare che pochi abbiano centrato la risposta ma si siano piuttosto esercitati nell'inventare le definizioni più strane: serendipità strutturata, empirismo scettico, Kaleidoscopic Discovery Engine (del solito, fin troppo originale, Clifford Pickover), antifragilità (Taleb, e chi altri?), prossemica della sessualità urbana (il nostro Stefano Boeri e "prossemica" ve lo cercate sul vocabolario) e via elencando. Ah, c'è pure entanglement, che non è inventato ma va ancora di moda. Quale di questi termini entrerà a far parte del linguaggio "comune", del patrimonio culturale complessivo della nostra benedetta società occidentale? Potranno mai contribuire a far aumentare le nostre conoscenze, abilità, intelligenze? Ho qualche dubbio ed immagino venga anche a voi che state leggendo.
Vi confesso che ci ho pensato anch'io e che non è una cosa semplice. "Singolarità", ad esempio, era un buon candidato con il grande difetto di non aver avuto origine in campo scientifico, dunque bocciato. Tutto quello che viene dalla Meccanica Quantistica per sua natura non può che essere usato a sproposito, meglio evitare, anche se un fisico teorico poco prudente potrebbe suggerire "principio olografico" (il principio secondo il quale l'universo è una struttura bidimensionale appiccicata sull'orizzonte cosmico, il fronte più avanzato dell'espansione dell'energia nell'universo, una faccenda legata alla quantità di informazione che nell'universo può essere contenuta). Ancora brancolo nel buio. E voi, avete qualche idea voi?
una roba di Peppe Liberti delle ore 17:02 dove si parla di: Edge Foundation, I blog e la comunicazione scientifica, James Flynn, John Brockman, shorthand abstractions commenti (6)
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venerdì 14 gennaio 2011
L'aperitivo cosmico
una roba di Peppe Liberti delle ore 17:07 dove si parla di: astrobiologia, vita extraterrestre commenti (4)
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giovedì 13 gennaio 2011
Nuovi arrivi su Research Blogging
una roba di Peppe Liberti delle ore 11:25 dove si parla di: ResearchBlogging commenti (2)
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lunedì 10 gennaio 2011
La comunicazione scientifica e quello che gira intorno
In questi giorni ho dedicato un po' di tempo per cercare le risposte ad una stimolante serie di domande che mi ha posto Leonardo Romei di Sinsemia che insieme a Luciano Perondi e Carlotta Latessa sta curando una sezione della rivista Progetto Grafico (rivista dell'AIAP, associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva) in cui si riflette sull'idea stessa di rivista con un occhio rivolto alla comunicazione scientifica, in particolare al rapporto tra grafica e comunicazione scientifica, riviste culturali e riviste scientifiche, social network e diffusione dei risultati della ricerca scientifica. La faccenda è interessante ed attuale, le discussioni su questi argomenti, che siano sotterranee o sui mezzi di comunicazione, sono continue, accese, tutt'altro che superficiali ed io ho voglia di tornarci sopra per fare il punto della situazione, per provare a capire dove stiamo, cosa è possibile prevedere, quali sono i margini di intervento della comunità degli scrittori di scienza. Lo farò utilizzando e rielaborando alcune di quelle risposte.
La possibilità di archivi aperti a reti di persone permette di monitorare le aree di crescita della ricerca scientifica rendendo disponibile a tutti il processo di formazione delle idee ma queste reti hanno spazi, tempi, strumenti e funzioni diverse. Le reti di science-blogging sono ormai una solida presenza nel web con finalità e stili di gestione differenti. Un prezioso elenco lo trovate su scienceblogging e qui la geografia è chiara: si va da quelli ospitati da editori scientifici (ad esempio Nature Network Blogs), organizzazioni scientifiche o media (Guardian Science Blogs per tutti) ai collettivi di blogger auto-organizzati (uno è QUEST, scusate la battuta), dai blog con più autori (tipo 3quarksdaily) agli aggregatori dei feed di blog indipendenti (come ResearchBlogging.org). Tutti i blog-networks sono provvisti di una qualche forma di controllo editoriale, può essere solo un filtro posto all'atto di iscriversi così come la presenza di editor veri e propri che vigilano sui contenuti ma, proprio per le peculiarità del mezzo, nulla funziona meglio del controllo cooperativo esercitato dai partecipanti e dai lettori e reso pubblico attraverso i commenti.
Non v'è dubbio che il consolidamento sotto forma di network dei blog scientifici e la crescita di credibilità della rete abbiano aiutato molte persone ad avviare o a rafforzare la propria attività di blogging. Questi scrittori di scienza, ricercatori, giornalisti o semplici appassionati, hanno acquisito una straordinaria capacità di esprimersi attraverso la multimedialità ed agiscono come redattori, ri-pubblicatori ed aggregatori di contenuti. Cosa distingua un post su un blog da un articolo scientifico è abbastanza chiaro, cosa lo distingua da un articolo di giornale lo è di meno. L'opinione più in voga è che vi sia una netta separazione tra le due forme di scrittura soprattutto perché il mondo dei blog è dominato da un diffuso egocentrismo, dall'abitudine ad esprimere opinioni piuttosto che a raccontare i fatti. In realtà questo è vero solo in parte, non tutti i blog fanno pettegolezzo ad oltranza, molti blogger alternano post personali a post di analisi, molti blogger sono ricercatori che hanno voglia di condividere le proprie impressioni su ricerche specifiche e lo fanno a volte in maniera molto tecnica rivolgendosi ad un pubblico di specialisti, a volte da divulgatori veri e propri, garantendo una copertura informativa, di conoscenza e di opinione nella propria area di provenienza, inimmaginabile su qualsiasi altro media. La funzione degli aggregatori è proprio quella di selezionare/ospitare i feed dei post che si rivolgono a questioni specifiche di scienza, lasciando ai blogger la libertà di esercitarsi nelle altre faccende senza la pressione di un controllo su tutti i contenuti del blog. E' questo è il caso di ResearchBlogging.org che lo fa con i post che discutono di ricerca peer-reviewed.
Gli “open journals” hanno cominciato a liberare e ad estendere il meccanismo della comunicazione scientifica al punto da indurre gli editori tradizionali ad un cambio di marcia e di prospettiva attraverso l'adozione di strumenti e tecniche tipiche dei social media. Il caso più recente è quello di Scientific Reports, la nuova rivista online a cura del Nature Publishing Group, che pubblica i risultati della ricerca nelle scienze fisiche e naturali includendo l'elenco degli articoli più scaricati, inviati e discussi nei blog, una riproposizione in grande del modello della Public Library of Science (PloS). La questione della valutazione della ricerca e degli scienziati è cruciale, alla revisione tra pari si accompagna ora una valutazione diversa, post pubblicazione, una discussione pubblica sui risultati della ricerca che ha bisogno di metriche differenti ma che comincia a trovare nei blog-networks, piattaforme provviste di una qualche forma di controllo editoriale, un luogo dove svilupparsi. In che misura ci si possa fidare di queste opinioni è una questione a cui va data presto una risposta prima che l'ossessione della valutazione "quantitativa" travolga definitivamente il mondo della ricerca ed è francamente curioso osservare come i blog, nati per ospitare la libera discussione svincolata dall'editoria scientifica ufficiale, vengano ora ripescati da questa come fornitori di feedback ed annegati nella palude delle scientometrics.
L'altra faccia della medaglia di questa faccenda riguarda il rapporto tra blog e magazines, tra analisi del testo scientifico e comunicazione/divulgazione dei contenuti in un linguaggio ed una forma accessibili ad un pubblico più vasto, questione sulla quale sono già stati spesi fiumi di parole. In ogni caso, piuttosto che una valutazione equivoca post-pubblicazione del lavoro dei ricercatori, quella che dovrebbe svilupparsi è un'interazione tra journals e magazines mediata da utenti esperti, science-writer e blogger, in grado di cogliere l'essenza di un risultato scientifico, impegnarsi nell'analisi e favorirne la diffusione.
L'attuale organizzazione degli open journals è probabilmente solo transitoria, una fase di passaggio verso forme diverse di comunicazione e diffusione dei risultati della ricerca e una cosa con cui presto tutti dovremo fare i conti è la scomposizione dei contenuti su una pluralità di supporti. Pensate a cosa è accaduto in questi ultimi anni con l'introduzione delle infografiche, di come abbiano favorito l'integrazione tra testo e immagine nei magazine cartacei sconvolgendo l'idea stessa di rivista. Non tutto ha funzionato alla perfezione e la linearità perduta con la dis-articolazione di un documento si è accompagnata ad un guadagno conoscitivo, ha evitato il rischio di evocare conclusioni inconsistenti o infondate, solo quando l'immagine è riuscita a mantenere il rigore necessario che deriva dai dati. Ma così come la carta è uno dei tanti supporti che permettono di veicolare informazioni e conoscenze, le infografiche (statiche) sono solo un sottoinsieme creativo della “data visualization”. La prepotente diffusione del web ha consentito, tra le altre cose, di accedere a servizi gratuiti di visualizzazione ormai estremamente raffinati che permettono di produrre grafici interattivi, personalizzabili nei minimi dettagli, in alcuni casi dotati della possibilità di inserire dei controlli che permettono all'utente di filtrare i dati visualizzati e molti magazine digitali cominciano a farne ampio uso.
Nel campo della comunicazione dei risultati della ricerca le cose sono molto più rigide. Un articolo scientifico è un'aggregazione di oggetti e contenuti che ha un'identità coerente. Contiene un testo diviso in sezioni, con riferimenti ad altri articoli e riferimenti interni a formule, tabelle e figure che rappresentano i dati secondo regole codificate. L'eventuale scomposizione dei contenuti su una pluralità di supporti richiederà un forte controllo sui dati di partenza che avranno bisogno di un indirizzo sicuro ed affidabile, di un riferimento ad un identificatore univoco (ad esempio il DOI). Stabilito il link tra pezzi di informazione, nulla vieterà che questa possa essere infine ricomposta su un unico supporto che recuperi coerenza ed "intenzioni".
E i blog? Che valore assegnare ai contenuti che saranno in grado di produrre? La risposta a questa domanda non si può esaurire in poche battute, forse anche il blog così come è organizzato adesso ha i giorni contati, ma non me ne preoccuperei più di tanto, mi importa piuttosto che un luogo dove esprimere opinioni fuori dagli schemi non venga mai a mancare.
una roba di Peppe Liberti delle ore 17:36 dove si parla di: I blog e la comunicazione scientifica, peer review, ResearchBlogging, ricerca scientifica, science blogging commenti (7)
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giovedì 6 gennaio 2011
Il gigante si è svegliato
una roba di Peppe Liberti delle ore 19:21 dove si parla di: Nature, open access, peer review commenti (5)
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ResearchBlogsIT – i blog (4)
una roba di Peppe Liberti delle ore 14:33 dove si parla di: ResearchBlogging commenti (0)
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mercoledì 5 gennaio 2011
ResearchBlogsIT – i blog (3)
una roba di Peppe Liberti delle ore 10:56 dove si parla di: ResearchBlogging commenti (0)
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martedì 4 gennaio 2011
Metriche e nuvole
Perché me ne preoccupo? Perché il degrado colpisce tutti, la produzione di notizie come la produzione di conoscenza scientifica e perché qualcuno insiste nel voler usare il social bookmarking, fornendo servizi che aggreghino gli indicatori degli utenti connessi on-line, per costruire una metrica per la valutazione scientifica che superi o affianchi gli indicatori storici che fissano la qualità del lavoro scientifico. La disponibilità sempre maggiore dei contenuti in Rete, il ridimensionamento (quantitativo) dei giornali specializzati come veicolo di comunicazione scientifica, pare giustificare la richiesta di pesare la open-review tanto quanto la peer-review, che il filtro "a priori" sulla qualità scientifica di un lavoro di ricerca possa stare sullo stesso piano della valutazione "a posteriori" degli utenti. La peer-review (anonima o open) ha i suoi bei problemi e sono ben noti e controllabili (e qui ve ne potete fare un'idea precisa). Gli indici di impatto come l'h-index si basano sul numero di citazioni e sono discutibili come sempre accade quando si vuole forzare il giudizio assegnando un numero. La open-review, la discussione pubblica sui risultati della ricerca, è fondamentale ma che garanzie possono essere fornite da un indice di impatto costruito su di essa? Come si estrae il fondo? Come si valuta la qualità delle note pubbliche e delle review online? O tutto fa brodo? Per quello che ne so, malgrado alcuni sistemi verifichino le credenziali "accademiche" dei contributori, la questione non è mai stata affrontata in maniera seria, non esiste un sistema per incrociare reputazione online e curriculum. Tutto fa brodo, dunque, per il momento. E così l'articolo, passato il giudizio dei referee, esce sul nostro giornale specializzato e degrada nei mille rivoli della rete, impigliato tra blog, commenti e annotazioni varie. C'è quindi chi misura. Alt-metrics, per esempio, è un sistema ancora in fase di rodaggio che traccia l'impatto di un autore al di fuori dell'Accademia, quello di un lavoro noto ma non citato in maniera standard e l'impatto delle fonti che non sono peer-reviewed, insomma usando i bookmarks al posto delle citazioni e generando due indici (HR- e GR-index) che scimmiottano i più popolari h- e g-index. Sarà che il sistema soffre di gioventù ma si trovano cose curiose del tipo che di Carlo Rubbia (con un h-index pari a 40 ma ricercatore "anziano") si trovino solo 4 pubblicazioni eleggibili e si ottenga un HR-index pari a 1.una roba di Peppe Liberti delle ore 13:12 dove si parla di: blog, I blog e la comunicazione scientifica, metriche, peer review, ResearchBlogging commenti (0)
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lunedì 3 gennaio 2011
ResearchBlogsIT – i blog (2)
una roba di Peppe Liberti delle ore 16:33 dove si parla di: ResearchBlogging commenti (0)
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domenica 2 gennaio 2011
I raggi cosmici ed un Nobel mancato
![]() |
Debye, Anderson ed Hess in attesa di ricevere il Nobel il 10 Dicembre 1936 (Nobelprize.org) |
Malgrado il lavoro di Pacini non venga frequentemente riportato nelle ricostruzioni storiche della vicenda che portò alla scoperta dei raggi cosmici, esso venne comunque citato correttamente nella relazione, preparata da E. Hultén e sottoposta al Comitato per il Nobel nel giugno del 1936, che venne poi inclusa come appendice al “Committee's Proposal”. Qui Hulten nota - e cita – la conclusione di Gockel (che già nel 1909 aveva provato l’ebbrezza del volo) secondo il quale i risultati delle sue misurazioni con il pallone aerostatico, in accordo con le misure di Pacini, mostravano che una parte non trascurabile della radiazione era indipendente dalla azione diretta di sostanze presenti nella crosta della Terra.
una roba di Peppe Liberti delle ore 16:55 dove si parla di: pacini, raggi cosmici, Research Blogging post, Research Blogging posts commenti (0)
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ResearchBlogsIT – i blog (1)
L'orologiaio miope, parla di creature strane, a volte brutte e poco simpatiche. Di quegli animali, insomma, non abbastanza fotogenici per i divulgatori televisivi, non abbastanza esemplari per i testi patinati, non abbastanza grandi per essere notati comunque. Di quelle creature, insomma, che non sembrano tanto disegnate dal famoso “orologiaio cieco”, quanto da uno miope e distratto. Lisa Signorile è laureata in Biologia ed ha un master in Forest Protection and Conservation.
una roba di Peppe Liberti delle ore 10:06 dove si parla di: ResearchBlogging commenti (0)
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