Ci restano solo i Martone
Mi scoccia entrare in questa polemica sugli "sfigati", da tempo ho deciso di non parlare più dell'Università anzi di non occuparmene in nessun modo, non me ne frega più nulla di insistere sulle solite litanie. Queste robe, le litanie, son di nuovo state enunciate da chi ha approfittato della "caduta di stile" del viceministro Martone. Quelli bravi dicono così, caduta di stile, ma prima bisogna avercelo uno stile, ci sono stili da cui non si cade che son già al fondo della classifica degli stili. Questi han detto insomma che bisogna approfittarne per discutere dei problemi dell'Università, che non ha tutti i torti, dal letame nascono i fior. Poi han fatto la radiografia a Martone scoprendo che la sfiga è semplicemente quella di non esser nati in certe famiglie. Vabbé, facile ironia. Io però voglio dire solo una cosa semplice, voglio dire che se l'Università è il luogo dove si forma la classe dirigente di questo Paese allora va riempita di maestri, di gente che si dedica all'insegnamento e alla ricerca con passione, di gente di cui ci si fida, che se ti danno un consiglio sai che è quello giusto, che non sbaglia le formule alla lavagna per dire, che non sistema la moglie nella stanza accanto e poi si scopa le studentesse, che non ti chiede di partecipare ai concorsi per fare numero e rappresentare una parvenza di regolarità, che non fa cambiare al figlio Università e se lo porta a laurearsi nel dipartimento dove lavora che dove era prima non ci riusciva, che non ti chiede di fare i corsi gratis altrimenti sei fuori, cose così insomma. Questa Università che io ho conosciuto ha reclutato per lo più gente come Martone e parecchi utili idioti, bravi per carità, ma esecutori delle volontà dei genitori di gente come Martone, quelli che ci hanno governato e ci governeranno.



5 commenti:
Perfetta e lucida la tua analisi, perfette e lucide le storie su Martone e la sua infelice frase. Ma basta giustificare i figli, i giovani. Sono cresciuta imparando che la maestra ha sempre ragione, e che l'Università si finisce negli anni previsti. O almeno si cerca di farlo, e non parlo a tal proposito di chi lavora, ha famiglia o cerca di fare altre esperienze costruttive, anche più dell'Università. Che classe dirigente è? Quella di studenti che ci mettono dieci anni per laurearsi? Di ragazzi che si parcheggiano, perché nessuno li sprona a fare meglio? Almeno per dignità personale. Di sicuro ne ha di più chi suda per il suo lavoro, che non chi dorme sui libri. Poi sul dopo laurea ne possiamo anche discutere a parte, ma questo non ci autorizza a sederci, a stare nel limbo. Ho 30 anni e sono mantenuta tanto quanto lo studente fuori corso, critico il sistema, ma anche me stessa. Mi assumo le mie responsabilità e non vado per nulla fiera di essere sottopagata, a progetto e senza possibilità di indipendenza. Ma mi sono laureata in corso, ho lavorato, sempre, anche in pizzeria. Riconosco anche di essere stata comunque una privilegiata e di aver fatto scelte azzardate, molto azzardate, perché potevo permettermelo. Basta compiangersi, basta giustificaci. Le cose non funzionano, sento che dovremmo fare qualcosa, ma io per prima non so cosa. Nel mio piccolo cerco comunque di non dare pretesti: qui fuori c'è la giungla, non ci si può presentare a 28 - 30 anni freschi di laurea e senza mai aver lavorato. Qualcuno lo deve pure dire ...
Si, non c'è dubbio, ma dipende come lo si dice e quali fatti si accompagnano alle parole. Nel 2010, ho dato un'occhiata ai numeri, più di un quarto dei laureati supera i 28 anni indipendentemente da quale età si iscrive e tenendo conto di tutte le tipologie di laurea (più di un terzo togliendo via il triennio). Troppi e se son troppi c'è ancora qualcosa che non va nel sistema, non è certo una scelta individuale, almeno non lo è per la maggior parte di questi. La riforma che ha portato al 3+2 ha inciso poco su questo aspetto francamente, ha solo frantumato i corsi in decine di moduli, han pensato che coi bignamini la gente avrebbe fatto prima. Certo, se si continuano a mantenere sedi periferiche solo perché sponsorizzate dai politici locali, aule da 100 posti per 300 persone, etc. etc., chi è pigro ha la scusa per dormire in eterno.
Come darti torto? Aggiungo che non solo bisogna tornare a maestri preparati, affidabili, appassionati e autorevoli (e in tutti i gradi di istruzione, non solo all'università), ma aggiungo che l'università dovrebbe essere più selettiva, più difficile, eliminando corsi inutili che danno la preparazione analoga a quella di un articolo di wikipedia.
La distribuzione di finanziamenti basata sui risultati degli atenei (intesi come numero di laureati, ecc) ha portato a situazioni (di cui ho esperienza diretta) in cui si fanno esami con test a scelta multipla, in cui il punteggio dello scritto è in 40simi ed il voto in 30simi è lo stesso (cioè se prendo 27/40 il mio voto sarà 27/30) perchè almeno passa qualcuno in più (e il dramma è che anche così passano in pochi).
Oppure a discorsi del tipo che è inutile bocciare le persone per farle tornare a fare n volte l'esame, dopo tre volte alla fine si promuove, tanto non c'è speranza.
Se l'università tornerà ad essere più selettiva forse anche la laurea sarà di nuovo vista come un vantaggio anche dal mondo del lavoro. Non parliamo dei dottorati, dove la cosa più difficile è il test di ammissione, altro che istruzione superiore.
E non volgio nemmeno affrontare il discorso dei concorsi, del merito, della valutazione della ricerca...
Ho conosciuto presidi di facoltà che intervenivano sui docenti per alzare il numero dei promossi agli esami che sennò perdevano i dané. Se li vogliamo far laureare prima così stiamo a posto ...
Nel mio piccolo ieri sono riuscito a far fare finalmente un esonero degno di questo nome. Fino ad oggi gli esercizi erano poco più che applica una formula.
Purtroppo ho impiegato 5 anni, ma io sono l'ultima ruota del carro.
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