Tutti contro Frankenstein
Stamane sui giornali è tutto un lamentarsi delle condizioni dell'Università Italiana. Il XIV rapporto di AlmaLaurea (clic) fotografa una situazione di crisi, meno iscritti, pochi laureati, pochi investimenti in istruzione e ricerca, calo dell'efficacia del titolo universitario, aumento del tasso di disoccupazione anche fra i laureati. Viviamo in un paese che declina, governato dal residuato tecnico responsabile, con la politica, di questa situazione.
Le ricette per uscirne sono le solite: aumento degli investimenti; apertura internazionale; nuove forme di reclutamento. Tutte balle. È da più di dieci anni che sul corpo dell'Università si esercitano tanti dottor Frankenstein e questa continua sperimentazione l'ha quasi uccisa senza peraltro sfiorare i batteri che la infettano. Certi personaggi assomigliano allo Streptococcus agalactiae, sono ineliminabili, commensali e opportunisti patogeni che infettano i figli e li uccidono. Occupano qualunque pertugio, da sempre, governano e allevano yes-man che dio ci scampi quando saranno loro a prenderne il posto.
C'è una sola riforma da fare, un pensionamento anticipato di massa che non guardi in faccia a nessuno e la selezione delle forze migliori già presenti nelle Università, gente che non si parla nelle stanzette, gente qualificata che svolge il suo lavoro alla luce del sole, che viaggia e ha viaggiato, che pubblica articoli invece di scrivere regolamenti, che fa una didattica coi controcazzi dentro l'Università invece di fregarsi i soldi dei corsi di formazione per insegnanti. Tutto il potere a questi e poi si cominci a reclutare gente motivata, che tanta è sparsa per il mondo, quella che ha avuto le palle di passare il tempo in un buco irlandese o in giappone o dove vi pare, che ha lottato e imparato e ora serve qua.
L'Università funziona solo se gli studenti ne riconoscono l'autorevolezza. È quella che non c'è più.
C'è una sola riforma da fare, un pensionamento anticipato di massa che non guardi in faccia a nessuno e la selezione delle forze migliori già presenti nelle Università, gente che non si parla nelle stanzette, gente qualificata che svolge il suo lavoro alla luce del sole, che viaggia e ha viaggiato, che pubblica articoli invece di scrivere regolamenti, che fa una didattica coi controcazzi dentro l'Università invece di fregarsi i soldi dei corsi di formazione per insegnanti. Tutto il potere a questi e poi si cominci a reclutare gente motivata, che tanta è sparsa per il mondo, quella che ha avuto le palle di passare il tempo in un buco irlandese o in giappone o dove vi pare, che ha lottato e imparato e ora serve qua.
L'Università funziona solo se gli studenti ne riconoscono l'autorevolezza. È quella che non c'è più.




2 commenti:
Come non essere daccordo. Salverei qualche cervello italiano.
Per carità nei vostri confronti, mi limiterò ad accennarvi la polemica che domina attualmente gli ambienti universitari: i rettori in scadenza, vista la riforma, hanno tutti prolungato il mandato di almeno un anno (la scusa ufficiale è che bisogna mantenere la continuità durante la transizione). Da settimane si va avanti con parlamentari che fanno inutili interrogazioni, richieste di pareri al ministero con risposte sibilline, e forse alla fine ci sarà un documento dei "ribelli". Tempo ed energie spese inutilmente in una inutile riforma.
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