lunedì 25 giugno 2012

La divulgazione politicamente scorretta

I popolarizzatori delle cose di scienza, il loro modo di raccontare le cose alla gente, come divulgatori, si nutre spesso di paragoni arditi e umorismo sottile, che a volte il paragone non regge e le battute non si capiscono. Popolarizzano i giornalisti e gli scienziati e se i primi vogliono essere letti anche al bar, gli spiritosi sono per lo più i secondi, che lo sforzo di farsi capire lo fanno per compiacersi della propria arguzia. A me questa cosa in fondo non dispiace, io penso che qualunque sia il motivo, fanno bene a essere popolari, i vantaggi sono più dei danni, secondo me, e la superficialità diventa un peccato veniale se poi fai penitenza. Quello che invece non mi piace è lo scambio dei ruoli, ad esempio i giornalisti che si atteggiano a scienziati e diventano il cane da guardia della scienza, elastici come gli impiegati di una banca di una nazione in crisi, o gli educatori pronti a far le pulci a tutto quello che ai loro occhi appare impreciso o improprio, quelli che non si gioca con la scienza.
Un paio di anni fa, ad esempio, è stato pubblicato un libro di Leon Lederman e Christopher Hill che ha un titolo che piacerà a tanti miei amici, Fisica Quantistica per Poeti  (Quantum Physics for Poets) si chiama, e questo libro ha fatto arrabbiare un professore americano, un certo Richard Wolfson, perchè contiene una spiegazione del dualismo onda particella che non so in che modo, mi piacerebbe scoprirlo, si serve di un tizio che sbircia da dietro le finestre di un negozio di Victoria’s Secret. Wolfson dice che non adotterà quel libro nella sua scuola perchè quell'esempio potrebbe mettere in imbarazzo le ragazze, soprattutto in presenza dei ragazzi, e un po' mi viene da sorridere a pensare che razza di problemi si fa Wolfson. Quello che piuttosto è difficile da immaginare è proprio un tizio che sbircia il sito di Victoria’s Secret, i maschi guardano ben altro, secondo me, e se Lederman e Hill avessero scelto una tizia forse Wolfson non si sarebbe inquietato.
D'altra parte però Leon Lederman, un grande scienziato, non è nuovo a suscitar polemiche e porta con se il peso di aver scritto un libro, The God Particle: If the Universe is the Answer, What is the Question?, dove la "particella di Dio" è la dannazione di tutti i ricercatori del CERN e la benedizione di tutti i giornalisti, che se scrivono così son certi che i lettori raddoppieranno. Io penso che Si, alla fine della fiera, il problema non è essere popolari ma come lo si fa, che sesso e religione sono un modo sicuro per farsi notare. Capire non so.

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6 commenti:

Marco Fulvio Barozzi ha detto...

"La fisica quantistica per poeti" è un titolo che nasce forse dalla presunzione che i poeti nulla sappiano di scienza. Non è vero, come non è vero il contrario. C'è da dire, però, che nel mondo editoriale i titoli di libri e articoli spesso non sono scelti dagli autori.

Peppe Liberti ha detto...

Indubbiamente, credo sia successo così anche a Lederman e, nel mio piccolo, anche io devo subire "particella di Dio" ovunque scriva di bosone di Higgs o come diavolo si chiama. Mi son rassegnato.

gifh ha detto...

Chissà se è meglio la particella di Dio o la molecola dei miracoli, esiste davvero, giuro! Comunque c'è di buono che adesso so cos'è il segreto di Vittoria! :D

Peppe Liberti ha detto...

ecco, a dire il vero, non lo sapevo manco io ;)

Stefano Bagnasco ha detto...

Ma lo sapete, vero, perche' "The God Particle"?

http://sentimentocuorcontento.blogspot.it/2008/11/god-particle.html

Colpa dell'editore ;-)

S.

Peppe Liberti ha detto...

c'era da sospettarlo infatti ;)

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